Davvero interessante questo disco degli Opera Magna, formazione proveniente dall’hinterland di Valencia che, per il proprio ritorno sulle scene, decide di rendere un sentito omaggio allo scrittore americano Edgar Allan Poe, tributandogli i giusti riconoscimenti, grazie ad un disco, il secondo per questa giovane compagine, che basa gran parte delle sue liriche, sulle novelle e sui racconti del celebre romanziere statunitense, da più parti riconosciuto come il padre putativo del genere gotico per antonomasia.
Un escamotage alquanto particolare quello portato avanti con caparbia dalla formazione iberica in questione, soprattutto perché il genere di cui i nostri si rendono artefici, è qualcosa di molto vicino ad un roccioso power metal abbastanza keyboard oriented, venato comunque da molteplici richiami sinfonici, nonché da aperture operistiche, che richiamano molto da vicino quanto proposto in patria dai vari Dark Moor ed Arwen, band dalle i quali i nostri, naturalmente, si distinguono per l’uso del cantato in lingua madre che, se da una parte potrebbe precludere alla band una buona fetta del mercato del vecchio continente, dall’altra invece, riesce ad infondere maggiore profondità e lirismo, ad un versante compositivo già di per se di ottima fattura.
E quello che scaturisce da questa amalgama di intenti artistici, non è altro che un disco nel quale le metriche perfette condotte in porto dall’ottimo vocalist Jose Vicente Broseta, sicuramente molto di più di un semplice interprete, ben si sposano con l'apparato musicale, mi si permetta il termine, che si viene a creare all’interno di ogni brano, che riesce ad infondere quell’impressione di trovarsi al cospetto di una trama di una pellicola cinematografica della quale, naturalmente, la musica funge da ipotetica colonna sonora.
Ed in un disco di siffatte proporzioni, il vero pregio degli Opera Magna, è proprio quello di sapere mantenere alta la concentrazione dell’ascoltatore che viene pian piano travolto in maniera oserei dire quasi incontrollabile, dalla scarica elettrica di brani ad alto voltaggio come ad esempio “El Pozo Y El Pendulo”, up tempo giocato fra accelerazioni al limite del power metal d’estrazione sinfonica, o de “La mascara de la muerte roja”, costruita attorno a chitarre lanciate a velocità impressionanti, e a barocchismi di tastiere che tessono mirabili costrutti musicali, “El demonio de la diversitad”, introdotta dallo splendido interludio strumentale “Annabel Lee”, che riesce ad amalgamare heavy metal, accenti sinfonici, ed aperture a limite del black metal di stampo nordico, o la suadente “La Caida De La Casa Usher”, sicuramente fra gli episodi più riusciti dell’intero disco.
Detto che il lavoro d’artwork di cui si compone il libretto, completa a livello visivo il discorso intrapreso dalle liriche del disco, non ci rimane che rimarcare la crescita artistica esponenziale di una formazione che, rispetto al debutto “El ultimo caballero”, è riuscita a mettere in mostra una maturità veramente sbalorditiva, compiendo veramente dei passi da gigante.
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere:Melodic Power Metal
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: Red River Records
Line up:
Jose Vicente Broseta - vocals
F. Javier Nula - guitar
Enrique Mompó - guitar
Alejandro Penella - bass
Adrián Romero - drums
Ruben Casas - keyboards