“It’s only rock and roll, but i like it”!!!
Prendiamo in prestito il titolo di uno dei più celebri brani della storia del rock moderno per descrivere in sintesi quello che si cela dietro al come back sulle scene dei torinesi, di Rivoli, Waste Pipes, formazione che fa proprio della passione e della dedizione per il frangente più classico della musica dura, ben più di uno stile di vita.
Con un trascorso artistico che non si discosta da quello di decine e decine di formazioni forse anche più rinomate della loro, con la solita trafila underground fatta di prove in cantina e concerti su e giù per i palchi del nord del nostro paese, il quintetto piemontese in questione, potrebbe, con il nuovo arrivato “Make a Move”, riuscire a scrollarsi finalmente di dosso quell’alone da culto che, a parere personale, non gli si addice propriamente, e questo grazi soprattutto ad una versatilità compositiva e ad una manciata di ottime track, che affondano le proprie radici negli anni settanta, fra reminiscenze che sanno di southern rock, di sapienti incursioni in territori propriamente hard, e di qualche sana divagazione in territori più velatamente pop rock, quel che basta naturalmente, e che ci riporta alla memoria quella casta di eletti che è riuscita, nel loro piccolo, a rendere un genere musicale immortale, al quale, naturalmente i nostri riescono pur sempre a restituire credibilità e vitalità, con lo scotto, questo si, del forte dazio da pagare, come evidenziato in maniera egregia fra le trame della title track di questo ep.
Professionalità, ecco il termine che più si addice a sintetizzare quello che si cela veramente dietro a “Make a Move”, terzo step ufficiale dei nostri che, grazie anche ad una produzione sbalorditiva, si allinea alle uscite discografiche proveniente fuori dei patri confini, e che permette il raffronto con nomi dell’establishment odierno come The Answear o Wolfmother, o gli stessi Small Jackets per rimanere dalle nostre parti, formazioni dalle quali, comunque, i Waste Pipes, prendono le distanze, grazie proprio di una caparbietà artistica a volte davvero camaleontica.
Brani veramente irresistibili come il groove che scaturisce dall’eccitante “If you don’t pay the price”, musicalmente perfetta nella sua antitesi fra hard rock old style e lievi reminiscenze dance, diciamo fra Bad Company, Led Zeppelin e Cameo, il torrido rock blues di “The deal”, o dell’intensa e suggestiva “Rough diamonds street” con un Chris sulle orme del compianto Kevin Dubrow, sono solo alcuni esempi di quella caparbietà artistica, messa al complesso servizio di un song writing veramente degno di menzione.
Che dire, i Waste Pipes sono pronti per il definitivo salto di qualità, personalmente li vedrei bene nel rooster della Go Down Records, l’unica dalle nostre parti a tenere fortemente in considerazione formazioni di questa levatura!!!!
Continuate così…
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere: Classic Rock
Anno di pubblicazione: 2010
Etichetta: Self Produced
Line up:
Chris - vocals
Kina - guitar
Guarro - guitar
Lava - bass
Boe - drums