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Sparan Warrior - Behind Closed Eyes

Mancavano solo loro all’appello dei miracolati, e finalmente eccoli restituiti nel pieno delle loro potenzialità espressive, grazie ad un album che sprizza energia vitale da ogni solco!!!!

Si, era da tempo immemore che non si avevano più notizie degli Spartan Warrior, seminale formazione britannica proveniente dal Sunderland, autrice in passato di due ottimi album che li avevano condotti dalla piccola Guardian, sino alla corte della Roadrunner, entrambi incentrati attorno ad un solido e corrosivo heavy metal di estrazione classica, che facevano addirittura ben sperare per il proseguo della carriera artistica della band capitanata dai fratelli Dave e Neil Wilkinson, la quale, purtroppo, come capitava spesso in quegli anni, si è vista addirittura congelare, e senza spiegazioni plausibili, il contratto proprio nel periodo più fulgido della propria carriera artistica, rimanendo letteralmente al palo per tutto questo tempo.

Usciti dall’ombra dell’anonimato proprio quando tutto il movimento stava per cedere il passo a nuove realtà musicali, gli Spartan Warrior, nel loro piccolo, avevano veramente tutte le potenzialità per diventare un nome di punta della scena inglese di quegli anni, e l’album omonimo pubblicato dall’etichetta olandese sopracitata, ne è la più lampante testimonianza, anche se, proprio come la storia ci insegna, i nostri non ottennero minimamente un briciolo di considerazione da parte dei discografici dell’epoca, tanto che si è dovuto attendere addirittura sino allo scorso anno, prima di avere ancora notizie della band inglese, che ritorna sul mercato discografico in un periodo di certo propizio per certe sonorità dannatamente old style.

Supportato dalla coraggiosa Iron Age Records e corredato da una copertina non proprio all’altezza delle aspettative, “Behind Closed Eyes”, questo il titolo del nuovo capitolo discografico dei nostri, colpisce soprattutto per la qualità sostanziale delle dieci composizioni ivi contenute, che mettono in evidenza sia il legame con il passato artistico della band in questione, che l’evoluzione compositiva che è riuscita a mettere in atto in questo lungo periodo di sosta forzata, riuscendo a mostrare una vena compositiva semplice ed essenziale, senza per questo far gridare al miracolo.

Piace la vena melodica con la quale vengono ammantanti alcuni episodi come la stessa title track, o l’atmosferica “Time” sorta di slow motion che richiama da vicino l’hard rock atmosferico di certi Samson e primi Def Lepard, anche se a colpire nel segno sono pur sempre i brani carichi di adrenalina pura come ad esempio la straripante opening track “Never take me alive”, corrosivo classic metal incanalato su velocità piuttosto sostenute, l’altrettanto valida “As good a it gets”, sicuramente affine ai Saxon d’inizio carriera, abile nell’alternare uno splendido refrain ed un guitar riffing al vetriolo, o il mid tempo “Last men standing” costruito attorno a ritmiche abbastanza sostenute.

Un ritorno molto valido quello che accompagna il nome di questa gloriosa formazione anglosassone, a cui solo la dea bendata ha volto le spalle per tutto questo tempo, che ci restituisce la voglia quasi spasmodica di questi quattro inguaribili ragazzacci, ancora più motivati di quanto non lo fossero anni addietro, che sono riusciti altresì ad infondere buone prospettive per il futuro che avanza, ricordando che, in fondo, non tutto è perduto…

Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org

Genere: Heavy Metal
Anno di pubblicazione: 2010
Etichetta: Iron Age Records

Line up:
Dave Wilkinson - vocals
Neil Wilkinson - guitars
Tom Spencer - bass
Gordon Webster - drums

Aggiunto: May 23rd 2010
Recensore: beppediana
Voto:
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Hits: 176