"Il doom non è un genere per tutti, è uno stile musicale che puoi suonare solo se lo senti veramente dentro. Il doom non sarà mai una moda o un trend, non sarà mai commerciale".
Tornano a farsi sentire anche i redivivi Doomriser, formazione nostrana che, nonostante preferisca gravitare nella penombra della scena underground nazionale, amplificando dunque quell’alone di culto che si trascina dietro oramai da sempre, riesce, dicevamo, ancora una volta a mettere in mostra tutta la propria caparbietà artistica, grazie ad un nuovo lavoro in studio che, portando avanti un certo discorso di continuità con quanto espresso in passato dai nostri, pone in evidenza un’evoluzione davvero significativa che, partendo da solide basi doom, si apre ad influenze che risultano essere vicine ad un coacervo di suoni, ed espressioni musicali, che inglobano in un unico tessuto musicale, sia alcune reminiscenze più prettamente dark, che partiture legate ad una concezione volutamente sludge, il tutto naturalmente caratterizzato da una certa passione per l’oscuro inteso sia come espressione artistica che, naturalmente, filosofica.
“Erasing the remembrance”, questo il titolo del nuovo parto discografico dei nostri, più che una semplice locuzione dimostrativa, una vera e propria dichiarazione di intenti, è dunque un lavoro che ci svela una formazione che si dimostra abile nell’imbastire un certo discorso compositivo, molto più maturo e multiforme che in passato, che, nel complesso, risultata poi essere il perfetto viatico di espressioni sonore che cingono in un unico abbraccio di chiaroscuri, tutte quei richiami che vanno dai dettami dai maestri Black Sabbath e Pentagram, ai nostri Death SS/Violet Theater del guru Paul Chain, fino al doom metal più pragmatico ed ortodosso dei vari Saint Vitus, Cathedral, The Obsessed ed Electric Wizzard.
Piuttosto pragmatici e concreti, i Doomriser in questa nuova occasione riescono a volte a spingersi anche oltre le classiche strutture che il loro genere stabilisce, dando ampia dimostrazione di essere in possesso di un background musicale ben più ampio di quanto non possa sembra a primo acchito, e ad ascoltare composizioni come la splendida, “Another Black Day Under The Dead Sun”, arricchita da reminiscenze gotiche ed intermezzi psichedelici, o delle trame liturgiche di “Vanitas” che si apre ad intermezzi dal vago sapore dark di fondo, a la Danzing, non si può che rimanere estasiati.
Strutture musicali magmatiche, incentrate attorno a composizioni di lunga durata e dall’incedere a volte ipnotico, sono più di una semplice dimostrazione di attaccamento a certi stilemi musicali, così se le dilatazioni quasi liturgiche che caratterizzano l’ossessiva ed ammaliante “The Raven”, così tetra e plumbea, ne sono la più lampante testimonianza, il tumulto mediatico che si incastona lungo le trame di “Ritten River”, colpiscono nel segno soprattutto per quell’espressività tenebrosa che i nostri riescono a ricreare in questo frangente.
Che dire, nel loro piccolo i Doomriser hanno dato nuovamente fondo a tutte le loro velleità artistiche, riuscendo a dimostrare di poter riuscire ad essere credibili all’interno di un genere musicale che, da anni oramai, sembra veramente aver detto tutto, quindi siete alla ricerca di una band irreprensibile ben conscia delle proprie qualità compositive, beh, in questo caso lasciatevi pure trasportare nel vortice sensitivo creato dai due musicisti nostrani, perché grazie ai Doomriser troverete energia vitale per la vostra anima nera….
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere:Doom metal
Anno di pubblicazione: 2010
Etichetta: Bloodrock Records
Line up:
Cynar - vocals
Drugo - guitar
Willer - guitar
BJ - bass
Pinna - drums