Forgiato nel metallo!!!! Già, un titolo che potrebbe risultare anche banale, ma che in questo caso non lascia spazio ad ulteriori analisi finali, facendo invece trapelare fra le righe, le enormi difficoltà che la band ha dovuto superare prima di veder realizzato concretamente un sogno che oramai si protraeva da troppo tempo e che, finalmente oggi, trova attendibilità all’interno di un album che unisce in maniera inscindibile abnegazione e amore sconsiderato verso un genere musicale che, come in questo caso, va anche oltre la semplice passione sui generis.
E chi più degli Hazy Hamlet consce il significato della parola sacrificio, una band che, sin dal suo primo vagito su dischetto ottico, il sorprendente “Hazy Tales”, ha dovuto contare solo e soltanto sui propri sforzi e non solo economici, pur di poter gridare al mondo intero il proprio attaccamento viscerale al versante più classico e puro dell’heavy metal di concezione tacitamente old style, e se il loro accanimento di fare sempre e comunque di testa loro, li ha più volte allontanati da quel deal che, oggigiorno, non lo si nega più a nessuno, dall’altra li ha invece condotti a dare forma, ma soprattutto sostanza, ad un primo vaggito ufficiale, di cui andare veramente fieri.
Ed in un disco come il qui recensito “Froging Metal” che raccoglie all’interno di un unico contenitore metallico, le precedenti composizioni appartenute alle tre release rilasciate della band carioca in questione, e che si abbevera alla fonte della promiscuità metallica per antonomasia, riuscendo a raccogliere influenze che arrivano sia dal versante più epico e nobile della scena statunitense, leggasi pure Manowar e Virgin Steel, che da quello legato alla scena teutonica per eccellenza di Grave Digger e Running Wild, la verva parte da leone se la ritaglia naturalmente il simpaticissimo singer Arthur Migotto, da sempre unico timoniere del vascello Hazy Hamlet, che conduce i suoi prodi verso lidi ben sicuri che hanno in composizioni come “Black Masquerade” veloce up tempo costruito su ritmi sfrenati ed ottimi fraseggi di chitarra, la più epica e solenne “Funeral for a biking”, che lascia trasparire l’animo più nobile ed elitario in possesso dai nostri, legato ad una matrice americana che ha in Omen, Fifth Angel e Warlord, i propri numi tutelari, o nella title track “Froging metal”, vero e proprio inno da cantare a squarciagola, i proprio cardini imprescindibili.
Un disco atteso per molto tempo, ed anche per questo da gustare passaggio dopo passaggio, con la consapevolezza, questa si, di trovarci di fronte ad una band che, magari non risulterà di fondamentale importanza per l’evoluzione della nostra amata mussa ispiratrice, ma che sicuramente ha dimostrato una fede ed un attaccamento verso certi stilemi sonori che, per quel che ci riguarda, dovrebbero essere in parti ripagati.
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere:Epic Metal
Anno di pubblicazione: 2010
Etichetta: Self Production
Line up:
Arthur Migotto - vocals
Júlio Bertin - guitar
Fabio Nakahara - bass
Cadu Madera - drums