Acclamati da più parti come la band rivelazione di questo anno solare metallico sempre più ricco di nuove sorprese in campo classico, i losangelini White Wizzard, risultano essere nel complesso una delle poche band oggi in circolazione, che riescono nel non facile compito di mettere d'accordo sia la frangia dei fans più oltranzisti ed agguerriti, oramai sempre più esigente, che gran parte della critica musicale, riuscendo a catturare l'essenza del sound di estrazione ‘80ies, e a donargli, non solo nuova linfa vitale, ma soprattutto a portarlo al passo con i tempi, questo grazie ad una prova d'insieme davvero superlativa, e ad una produzione peculiare che, per una band alla seconda prova sulla lunga distanza, risulta essere già di buona fattura.
E alla luce di quanto potuto appurare con mano, si può tranquillamente ribadire in questa sede che questi cinque inguaribili nostalgici, possono considerarsi di diritto come i nuovi custodi del verbo true metal made in USA, riuscendo nel non facile compito di agglomerare, in poco più di mezz’ora scarsa di durata di quest'opera prima, le propensioni tipicamente heavy/classic metal di band come Malice e Fifth Angel, le inclinazioni melodiche di Lizzy Borden e Leatherwolf, il tutto irrobustito da velate propulsioni in campo new wave, per un risultato finale sempre e comunque ad alta gradazione voltaica.
Zero innovazioni, ed altrettanta personalità, qui i margini sono veramente ridotti al lumicino, solo e soltanto una sapiente rilettura dei dettami tramandati negli anni dai maestri del genere, il tutto giocato attorno ad atmosfere epiche e suadenti, chitarre armonizzate, una sezione ritmica solida e compatta, ed alcuni refrain melodici veramente indovinati, questo si, che piacciono proprio per la loro semplice ingenuità di fondo, anche se non aggiungono niente a quanto stato detto precedentemente da decine e decine di formazioni prima di loro.
Brani come ad esempio l’incalzante “Out of Control”, il mid tempo “Strike of the viper” o la più epica “Live free or die”, con tanto di basso slappato in bella evidenza, sono costruite attorno a variazioni melodiche e a partiture chitarristiche così abusate all’inverosimile, che oramai sanno veramente di stantio, ma che, riproposte in questa sede, riescono comunque a lasciarsi apprezzare risultando anche coinvolgenti, proprio come nel caso dell’opening track “Over the top”, primo singolo estratto da questo disco, dalla quale è stato tratto anche un divertente video!!!
Un disco dunque pronto a dividere l’audience metallica fra estimatori integerrimi, e assoluti denigratori? Si, può darsi, ma è anche vero che, comunque, non si può negare ai White Wizzard di aver avuto l’ardire ed il coraggio di riesumare uno spettro sonoro ed uno stile compositivo, così datato ed obsoleto, che neanche i prime movers sarebbero stati in grado di riportare a nuova vita, e questo non è poco….a noi comunque piace.
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere: Heavy Metal
Anno di pubblicazione: 2010
Etichetta: Earache Records
Line up:
Wyatt Anderson - vocals
Erik Kluiber - guitar
Chad Bryan - guitar
Jon Leon - bass
Giovanni Durst - drums