Alla fine anche gli Anvil Chorus ce l’hanno fatta a rimettersi in pista, nonostante una lunga carriera che si protraeva dai primi anni ottanta, ed una folta discografia, che però non le ha mai permesso di compiere il fatidico salto di qualità, lasciandola inspiegabilmente al palo per tutto questo tempo.
Come la storia ci insegna, la sfortuna ci ha messo tanto, mentre i cambi di formazione, hanno fatto il resto, questo fino a qualche mese addietro, quando la formazione americana, con in seno tre quinti della line up ufficiale, ha deciso per il come back inaspettato, nel tentativo di cavalcare la nuova ondata di recupero di certe tradizioni musicali, e questo grazie ad un disco che, nel complesso, riesce a riportare in vita gran parte delle composizioni appartenute alle precedenti uscite discografiche dei nostri, alle quali i cinque hanno tentato di infondere una nuova dimensione artistica, adombrandole con soluzioni sonore che, pur perdendo di vista l’impatto fisico vero e proprio degli esordi, acquistano spessore e dinamismo ritmico.
Autori di una prova maiuscola, sempre più lontana da certe ambientazioni di estrazione tipicamente classica, quelle che, fino a questo momento ne avevano caratterizzato le mosse discografiche, oggi gli Anvil Chorus si sentono più vicini ad un progressive metal articolato ed elitario, mai troppo noioso e ridondante, vicino ad una scuola americana per antonomasia, dimostrando di essere in possesso di un certo bagaglio tecnico e di un ottimo approccio compositivo, elementi questi, che s’insinuano con decisione fra le trame del nuovo “The killing sun”.
Episodi come la poliedrica “European”, che arriva addirittura dalle prime sessioni di registrazione del 1981, caratterizzata da scansioni ritmiche, e da splendide evoluzioni strumentali, ed un approccio melodico tutt’altro che fuorviante, o la più articolata “Man Made Machines”, si alternano a composizioni più eleganti e raffinate la leggiadra “After Time” o la stessa “Tales”, pregna di richiami al cosi detto new prog di Marillion ed IQ, mentre se le chitarre armonizzate di “Deadly Weapons” e “Phase to phase”, sono più che altro un dovuto omaggio alla NWOBHM, maggiormente legata a fraseggi heavy la prima, più melodica e armoniosa la seconda, le atmosfere regali che conducono alle note di “Once again”, alla quale tocca chiudere il disco, ci restituiscono intatte le ambizioni artistiche di un combo sempre più pronto per il grande pubblico.
Un disco da ascoltare e riascoltare senza pregiudizi iniziali, che ci restituisce intatto il potenziale artistico di questa piccola grande realtà legata alla scena musicale d’oltreoceano, oggi sicuramente pronta per il grande pubblico più che in passato!!!
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.orgGenere: Progressive Metal
Anno di pubblicazione: 2010
Etichetta: Rockadrome records
Line up: Aaron Zimpel - vocals/bass
Thaen Rasmussen - guitar
Carlos Hernandez - guitar
Phil Bennett - keyboards
Steve Kilgore - drums