Attendevamo con ansia e con una certa dose di trepidazione il come back discografico dei portoghesi Forgotten Suns, formazione che era chiamata in qualche modo a bissare il successo ottenuto ben cinque anni or sono con il fenomenale “Snooze”, secondo album per la compagine dell’hinterland di Lisbona, che, all’epoca, aveva raccolto consensi favorevoli un po’ ovunque, e che aveva proiettato il nome della band in cima alle liste di gradimento di migliaia di kids del vecchio continente, e non solo, tanto da far aumentare le quotazioni del combo in maniera esponenziale.
Il nuovo "Innergy", che vede la luce sotto l’egida dell’oramai consolidata label americana ProgRock Records, arriva soprattutto a ribadire ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, lo stato di forma del quintetto lusitano che, rispetto ad un passato non tanto recente, si presenta al grande pubblico più motivato e determinato che mai, e questo grazie ad una nuova line up cambiata nei tre quinti del gruppo base, ed un sound sicuramente più incisivo e deleterio.
Una rabbia repressa dunque, che prende forma nei solchi di questa nuova fatica discografica che, con l'andare ripetuto degli ascolti, risulta senz'altro il prodotto più heavy che i nostri abbiano mai registrato.
Forse sarebbe stato più facile cullarsi sugli allori e sfornare un disco fotocopia come fanno molti ultimamente, ed invece la voglia di progredire e di mettersi sempre e comunque in discussione, ha portato il quintetto verso una maturità compositiva davvero sorprendente.
Infatti, messi da parte i barocchismi e i suoni pomposi degli esordi, i Forgotten Suns del nuovo corso, si rendono porta voci di un progressive metal, nel senso più lato del termine, che sconfina di sovente in territori thrash, dove è naturalmente la chitarra del maestro Ricardo Falcão a farla da padrona, dettando i tempi al resto della band guidata alla grande dal vocalist Nio, uno dei nuovi arrivati, che si rende autore di una prova maiuscola, riuscendo a marchiare a fuoco ogni singola delle otto composizioni ivi presenti.
Ed in un disco nel quale niente o quasi viene lasciato al caso, fra i possibili highlists, una menzione a parte se la meritano sicuramente la snervante “Racing The Hours”, dominata da un guitar riffing oscuro e ossessivo, vicino a certe soluzioni di casa Thrashold, la malinconica "An Outer Body Experience" che ha un'atmosfera quasi gotica e che sembra trafugata addirittura dal repertorio dei Paradise Lost, anche se il brano che sicuramente mieterà più vittime sarà di sicuro "Mind Over Matter", forse fra i brani più thrash oriented dell'intero album, molto melodico nel suo incedere.
Dunque un album vario, adatto a tutti i gusti e i palati uditivi, e se ancora state pensando che la formazione lusitana aveva davvero sparato tutte le sue cartucce, e che, almeno a livello d'idee, era arrivata alla frutta, provate a dare un ascolto a quest'album e sono certo che vi ricrederete.
Per quel che ci riguarda un must nel suo genere!!!
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere:Progressive Metal
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: Underground Symphon
Line up:
Nio - vocals
Ricardo Falcão - guitar
Nuno Correia - bass
Miguel Valadares - keyboards
J.C. Samora - drums