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Eldorado - Eldorado

Ok, stavolta partiamo dalla fine!!!
Dunque, non riesco a capire come mai in un periodo di recupero di certe sonorità diciamo molto old fashioned, una band del carisma e delle qualità artistiche come i qui recensiti Eldorado non sia ancora riusciti a siglare uno straccio di contratto con una major label e a spargere in tutto il vecchio continente quel seme maledetto del rock'nroll settantiano di cui si fa fieramente porta voce, quello stesso seme che riconduce sempre e comunque alle radici della musica maledetta per antonomasia, e che vede come numi tutelari icone indiscusse del calibro di Led Zeppelin, Rolling Stones, Lynard Skynyrd o dei seminali Rose Tatoo, ovvero una riuscita mistura di boogie 'nroll, rock seventies, corroborato da sapienti influssi southern e blues che ogni tanto fanno capolino all'interno di queste nove kickin'ass rock song.

Beh, a dire proprio tutta la verità, gli Eldorado la possibilità di pubblicare ufficialmente il loro lp, l'hanno avuta, non a caso questo disco omonimo è il secondo parto in studio della formazione iberica che arriva a bissare i buoni auspici del precedente “En busca de Eldorado”, dal quale si differenzia, oltre per la scelta ambivalente della doppia versione inglse/spagnola, per la splendida produzione del guru di fama internazionale Richard Chycki, già al lavoro con Aerosmith, Mick Jagger e Rush, che per i nostri equivale a quel trampolino di lancio che la band andava da tempo cercando.

Già, gli Eldorado sono degli intramontabili nostalgici, così nostalgici da sembrare quasi nauseabondi, anche se la loro musica è vera miscela esplosiva, quasi dinamitarda, TNT allo stato puro, energia adrenalinica in grado di far resuscitare i morti e di smuovere anche i culi più flaccidi, quella stessa musica che piacerebbe proprio ai fratelli Robinson ed ai loro Black Crows, o agli irlandesi The Answear più volte chiamati in causa sulle note della free and easy "The Wrost of Myself" song che piace proprio per la sua freschezza abbinata ad una semplicità quasi disarmante, e che farebbe accapponare la pelle anche al vecchio Izzy Stradlin e a tutti i Ju Ju Hounds, ascoltate il bluesaccio anthemico di "The Rocket Song" con il suo chorus che sa tanto di Molly Hatchet e Black Foot, o l'hard'n roll di "Tarot TV" che sembra trascendere dal suono caldo e selvaggio dei Great White o dei Little Caesar, e poi mi ne riparliamo.

Che dire, niente di nuovo sotto il sole, tutto suona antico e vintage, ma suona dannatamente bene, e il tutto, sentimenti in primis ed amore viscerale per il rock, viene espresso in maniera quasi impeccabile, forse gli Eldorado non diventeranno la next big sensation in campo rock ed affini, solo il tempo ce lo dirà, ma se seguito il mio consiglio, è meglio che vi mettiate in contatto con i nostri al più presto, perché in un modo o nell'altro, potreste pentirvene amaramente, non ci credete?

Make love not War, e se non è seventies style questo????

Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org

Genere:Hard Rock
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: Self Produced

Jesus Trujillo - vocals
Nano Paramio - guitar
Cesar Sanchez - bass
Javi Planellas - drums

Aggiunto: February 1st 2010
Recensore: beppediana
Voto:
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Hits: 287