Difficile inquadrare un album come quello degli inglesi Beholder, celebrale, ingarbugliato, complicato fino, un disco dove i tempi composti si susseguono, e dove il cantato grave si alterna a voci ora più limpide, ora più grevi, e le chitarre affilate come lame di rasoio, giocano un ruolo ben predominante.
Già, questo “The Awakeing” è uno di quei classici dischi da prendere con le molle, da ascoltare a dosi alterne, da assaporare traccia dopo traccia, fino a scoprirne la vera essenza, quella stessa essenza che si nasconde dietro ogni singolo passaggio conturbante, tecnicamente deviato, ma che nasconde pur sempre una certa sostanza, così come una buona caratura tecnica, che permette ai cinque inglesi in questione di imbastire un discorso musicale apparentemente a se stante e che, solo in seconda battuta, potremmo definire come progressivo, nel senso più lato del termine stesso, ovvero come un crogiuolo di suoni e di stili che convergono in un unico tessuto sonoro, e che vertono pur sempre attorno ad influenze musicali provenienti in maniera quasi univoca sia dalla scuola del classic metal americana, quella del thrash metal della bay area, che da quella più tacitamente power metal, il tutto naturalmente filtrato sotto un’ottica personale e moderna, sia per quel che concerne i suoni che la produzione finale, che cerca di sfruttare al meglio la complessità strutturale di alcune partiture musicali, che tentano di abbattere le barriere esistenti fra i diversi stilemi musicali che, a volte, si trovano davvero agli antipodi, cercando in questo modo di risultare il più delle volte anche personali, spostando i confini di un genere che, sembrerà strano, sembra sempre in continua evoluzione.
E per fare questo i nostri si affidano all’istrionismo vocale del buon Simon Hall, cantante/chitarrista dotato di uno spettro canoro davvero esagerato, abile sia nei gorgheggi metal che nelle parti più lugubri e baritonali, che al muro sonoro creato dalle chitarre della triade di asce formata da Simon Cliffe/Martyn Blackwell abili a tessere intricati intrecci musicali, lanciandosi in vertiginosi escursus sonori incentrati su riffs spaccaossa spigolosi e taglienti come rasoi, ed arpeggi e dissonanze inquietanti e morbose.
Ne scaturisce un album intrigante, dannatamente ossessivo, ma anche pregno di feeling e di atmosfere complesse delle molteplici sfumature che, naturalmente, necessitano sicuramente della massima attenzione per essere comprese ed assaporate sino in fondo, un disco che si distingue per la sua peculiarità di scrittura a volte anche raffinata, e perché no, addirittura creativa, dove una matrice di fondamenta techno/thrash metal, si combina a volte con ambientazioni di natura puramente dark, come nel caso delle aperture melodiche di “March of the damned” che si divide fra chitarre arpeggiate e dissonanze di natura puramente progressiva, la più intricata e Nevermore-iana “The heretic” sulla quale fanno capolino anche degli influssi di matrice propriamente power metal, la più drammatica “Brave shall fall” pregna di un lirismo quasi poetico che quasi si isola dalla rabbia istintiva e repressa dell’ibrido sonoro di “Born in to pian” imperniato su movenze tipicamente thrash metal, o l’alienante “Show no mercy” sulle note della quale si combinano in una simbiosi quasi perfetta sprazzi classic metal, aperture più tipicamente power oriented, per un risultato finale naturalmente sopra le righe.
Ripeto, un disco difficile da digerire ad un primo e superfluo acchito, ma che nasconde nel suo insieme, una serie di composizioni ammalianti e superlative sotto ogni punto di vista, forse la produzione globale poteva essere curata nei minimi dettagli, ma se si pensa che l’album è pur sempre un’autoproduzione e che, un disco come questo sicuramente non lo produrrebbe nessuno, si può benissimo passare sopra anche a questo piccolo inconveniente, per il resto se amate l’originalità e l’avanguardia qui troverete pane per i vostri denti .
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere:Heavy Metal
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: Lime Records
Line up:
Simon Hall - vocals
Simon Cliffe – guitar
Martyn Blackwell - guitar
Si Fielding - bass
Chris Bently – drums