Fisicità ed impatto frontale, il nuovo platter dei Revoltons sprigiona energia vitale ad ogni solco, giuro!!!
Già, avevamo lasciato la formazione friulana alle prese con il loro secondo disco da studio “Lost Remembrance”, album che in qualche modo sanciva la rinascita artistica dei nostri, e che, dietro le righe, lasciava già intravedere quale fosse il sentiero sonoro che i cinque musicisti avrebbero intrapreso con la loro nuova fatica da studio, un lavoro che, da quanto ho potuto appurare con mano, rincara in più occasioni la componente tharsh metal presente fra i solchi di quel lavoro di due anni or sono, portando i nostri a toccare vertici compositivi davvero di ottima fattura.
Si, credo ancora fortemente che i Revoltons siano una delle poche band tutt’oggi in circolazione che, sia musicalmente che liricamente parlando, abbiano ancora qualcosa di davvero interessante da dire, forse perché lontani dal successo di massa e dal riconoscimento a livello nazionale, forse perché ancora vogliosi di esprimere la propria rabbia, il proprio dolore ed il proprio rancore verso una società moderna, come quella nostrana degli ultimi anni, oramai sempre più allo sbando, sentimenti questi espressi attraverso liriche molto profonde e realmente sentite, frutto sicuramente di esperienze vissute in prima persona, che ben si amalgamano al tessuto sonoro proposto dai nostri in questa nuova occasione.
Progressive thrash metal, ecco come potremmo definire la proposta musicale del quintetto in questione, una definizione che, ascoltando dietro le trame di “Underwater Bells”, riesce a concretizzarsi maggiormente, anche perché il melange sonoro da cui i nostri sembrano trarre fortemente ispirazione, prende spunto sia dal thrash metal tipicamente trascendente da diramazioni bay area, ma anche da partiture più canonicamente progressive, nonché da quel certo classic metal americano oscuro ed articolato, quello insomma dei primi Queensryche e Sanctuary, influenze che, infine, si vanno a aggiungere al tanto vituperato heavy sound di concezione moderna, Threshold ed Eldritch su tutti, costituendo un'ossatura solida e composita su cui vertono gran parte delle quindici composizioni ivi contenute, che danno vita ad un disco compatto, affilato e, naturalmente, al passo con i tempi.
Uno stile compositivo caratterizzato da atmosfere melodiche ed oscure, sembra condensarsi attorno ad ogni singola traccia che, nel complesso, sembra assumere la forma di un'intricata e travolgente sinfonia metallica che ben poco ha a che vedere con i manierismi sinfonici di un passato poi non tanto lontano, dando l'impressione di trovarsi al cospetto di una band che punta molto sulla complessità del proprio songwriting, più che sull'istrionismo fine a se stesso, e che, comunque, riesce a dimostrare di essere in possesso di una certa levatura tecnica acquisita in anni ed anni di dura gavetta underground.
Oscuri e sinistri come pochi, i Revoltons sono l'ennesima riconferma di come si possa evolvere uno stile personale senza snaturare lo spirito in nome dei tempi che cambiano, ma restando pur sempre fedeli a certe coordinate di matrice classica, e brani come la cavalcata metallica dell’opener "The pure soul cry" power/thrash metal furioso e potente, che si avvale di inquietanti stacchi progressivi, dell'articolata, ma al contempo melodica, "Lady Disease", delle reminiscenze sinfoniche della suadente “Berserker”, o di “The last witch” giocata fra reminiscenze techno/thrash metal, e rimandi alla scuola heavy prog di Labyrinth e Visione Divine, ne sono la più lampante testimonianza.
Un disco intenso e cervellotico da assaporare nota dopo nota, ma a piccole dosi, nella speranza che il grande pubblico si accorga finalmente del potenziale espressivo di questa splendida realtà artistica di casa nostra, non mi rimane che rimandarvi alla pagina ufficiale dei nostri dove potrete ascoltare alcuni estratti dagli ultimi due dischi in studio dei Revoltons, ed in cui troverete anche i contatti per richiedere “Underwater Bells” un platter che vale veramente ogni euro speso!!!
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere:Progressive/Thrash Metal
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: My Graveyard Productions
Line up:
Andro - vocals
Alex Corona - guitar
Matt Corona - guitar
Roberto Sarcina - bass
Stefano Rumich - drums