Questa è la vera working class della scena metallica nostrana, quella fatta di band che, pur non godendo degli appoggi o delle simpatie dei soliti promoter, continua in maniera imperterrita a produrre la propria musica e a cercare di sbaragliare una concorrenza, sempre più agguerrita, con una decisione ed una dedizione nei confronti della nobile causa del metallo pesante che ha veramente dell’incredibile e che, fosse per me, alla lunga dovrebbe essere pur sempre ripagata.
Prendete ad esempio i qui recensiti Drop Of Madness, solida formazione che da anni si sbatte nell’underground barese cercando di tenere alta la bandiera dell’heavy metal più intransigente, nell’eccezione più classica del termine, ma che, carte alla mano, ha raccolto molto meno di quanto invece non abbia realmente seminato, e questo non per demeriti personali, anzi, in un passato recente, il terzetto in questione ha pure prodotto l'ottimo demo "Victime of Faith", incensato con ottimi riscontri di critica e di pubblico, un lavoro che, nonostante tutto, non ha portato i risultati sperati, ovvero la firma di un contratto che permettesse alla band pugliese di farsi conoscere ben oltre i patri confini.
Ed invece.... beh, invece siamo ancora qui a parlare nuovamente di un come back sulle scene prodotto in proprio, in cui la band, nonostante le difficoltà oggettive, è riuscita a dare pieno sfogo alle proprie velleità artistiche, portando alla luce un nuovo lavoro che supera di gran lunga il precedente, sia per qualità di scrittura, che di suono, nel tentativo di scrollarsi definitivamente di dosso quell’appellativo underground che non gli si addice affatto.
Non a caso "The Ashes Of Resurrection" si appresta a mietere molteplici vittime, questo grazie ad un suono molto più maturo ed allo stesso tempo articolato che in passato, che presenta una serie di nuovi brani, ben otto per la precisione, in cui la formazione dei due Ronzulli, riesce a mettere a fuoco le proprie idee compositive, grazie ad una concezione molto personale di classic metal, sempre vetusto e corposo, ma che a volte si colora di ambientazioni epiche e vichinghe, avvicinando la band più al filone americano, che a quello più prettamente europeo.
Una formazione questa che, durante l’ascolto prolungato di questa nuova release, dimostra veramente d’avere carattere da vendere e, soprattutto, una determinazione che potrebbe oggi condurla veramente lontano, e questo per merito anche di composizioni ambiziose come d esempio l’articolata “War Wind”, brano dagli accenti tipicamente epic metal di stampo statunitense, diciamo a la Cirith Ungol/Manowar, dominato da un ottimo guitar working, o la più cadenzata “Warrior of light”, più che un brano, un vero e proprio grido di battaglia, che disegna un costrutto sul quale, alle partiture classic metal di partenza, si abbinano sempre e comunque quelle cadenze facinorose, che alimentano naturalmente l’apparato armonico in possesso dalla band in questione.
Dunque, nonostante tutto, arde sprezzante la fiamma che alimenta il sentimento di riscatto che ha spinto la formazione nostrana ad imbracciare nuovamente i propri strumenti, e questa volta neanche la dea bendata potrà fermare la frenesia scatenata dal trio su brani di sicuro impatto come la sinuosa linearità di “Fly over”, episodio in cui lo spirito più tacitamente legato ad una concezione folk si avvinghia ad alcune diramazioni che conducono pur sempre alla NWOBHM, quella più melodica ed affascinate, mentre se “Vison of Profecy” punta maggiormente il suo appiglio metallico su sonorità tipicamente power/speed, risultando l’episodio più diretto e frontale dell’intero lavoro, “Lord of Destiny”, alla quale poi tocca porre fine al nuovo lavoro dei nostri, è la classica ciliegina sulla torta che incrementa, dove possibile, la componente più epica in possesso dai Drop of Madness che riescono a dare vita ad un episodio in cui melodia, humus epico e gusto compositivo, riescono ad essere veramente inscindibili l’uno dall’altro.
Che dire, ai Drop Of Madness vanno dunque i miei complimenti più sinceri per aver avuto la costanza e l’ardire di perseverare ed andare avanti nonostante tutto e tutti, lo so, la strada è ancora lunga ed irta, ma la voglia e la costanza a volte premiano, e chissà che non sia questa la volta buona per loro, noi intanto cominciamo ad incrociare le dita, e ricordate, la scena metal tricolore ha bisogno soprattutto di band come la questa per uscire dall’anonimato che la circonda da diverso tempo…. meditate gente, meditate….
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere:Heavy Metal
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: Self Produced
Line up:
Filippo Ronzulli - vocals, bass
Carmine Ronzulli - guitars, keyboards
Enrico Buonamico - drums