“Thrash now, work later”!!! Più che una semplice espressione sintattica, una frase che esprime uno stile di vita, di essere e professare una certa cultura musicale ben radicata nell’animo artistico di questi cinque inguaribili nostalgici di casa nostra, che ritornano prepotentemente sul mercato a due anni dal precedente lavoro in studio “And the Worst is Yet to Come”, album che aveva in qualche modo sancito la completa maturazione dei cinque Hyades, che, con il nuovo “The roots of trash”, si, senza “H”, tornano a ribadire il loro status di grandeur continentale, ponendosi ancora una volta fra i migliori esponenti di certe sonorità squisitamente old style e di stampo tipicamente americano.
Un album questo che, se vogliamo, non sposta minimamente di una virgola l’approccio musicale e compositivo dei nostri, sempre e comunque incentrato attorno ad una componente musicale legata a doppia mandata ad una scuola thrash metal, e non potrebbe essere il contrario, che richiama in toto le digressioni sonore e le ambientazioni musicali vicine come concezione, e come proposito artistico, a formazioni del calibro di Nuclear Assault, Anthrax, Testament, Exodus e Forbidden, solo per fare qualche paragone illustre, il tutto giocato su ritmi sincopati fra chitarre stoppate e ripartenze al fulmicotone, senza per questo perde di vista comunque l’aspetto squisitamente melodico di una proposta musicale che sembra in grado di farci rivivere veramente ambientazioni ed umori tipici della bay area di fine anni ottanta.
Tributo doveroso ad un passato poi non tanto remoto, certo, ma anche la consapevolezza di essere in grado di poter competere con i grandi del music biz, e di poter dire la propria all’interno di un contesto sonoro comunque di ampie vedute, ecco chi sono gli Hyades del nuovo corso, un nuovo corso intrapreso con l’innesto in pianta stabile di un nuovo bass player, il buon Jerico proveniente come il drummer Rodeath dalle fila dei ternani S.R.L./Subliminal Crusher, musicisti questi che vanno a completare una formazione più che agguerrita, che vede nel sempre più istrionico e “catarroso” screamer Marco Colombo, e nella coppia di asce Lorenzo Testa/Marco Negonda, i propri perni portanti.
Contornato come per le precedente release da studio dal lavoro grafico del maestro Ed Repka, da sempre un sinonimo di garanzia, “The roots of trash” è il compendio di undici composizioni che hanno veramente tutti i crismi per poter diventare degli ipotetici classici del genere, a partire dall’irriverente “A.F.M.S. (Anti Fashion Megamosh Force) che si impernia su cadenze hardcore tipiche di un certo suono newyorkese che sa tanto di Anthrax periodo “Among the living” naturalmente, o "Still in the trash" il cui riffing portante ci conduce per mano al capolavoro "Ride the lightning" dal quale sembra essere estrapolata, mentre sicuramente degne di nota sono da una parte “United in the struggle”, oscura e penetrante nel suo incedere classico, e “The moshing real” più veloce e deleteria, episodi in cui i nostri mettono in risalto una certa spiccata personalità, se di personalità si può sempre parlare, mentre una citazione a parte se la merita sicuramente l’ottima reprise di “Come out and play” degli Offspring dell’ottimo “Smash”, song a cui i nostri infondono quel sano tocco in your face che la rende ancora più esilarante dell’originale!!!
Un ottimo come back, non ci sono dubbi, produzione e packing inclusi, gli Hyades sono questi, cinque inguaribili appassionati, sfrontati forse anche irriverenti, comunque legati ad una matrice sonora che, se da una parte non va oltre i soliti schemi prestabiliti, dall’altra riesce sempre comunque a piacere per questa sua certa “staticità” di fondo…..d’altronde a noi piacciono così!!!
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere: Thrash Metal
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: Mausoleum Records
Line up:
Marco Colombo - vocals
Lorenzo Testa - guitars
Marco Negonda - guitars
Jerico Biagiotti - bass
Rodeath - drums