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The Loving Tongue - Shadows of Innocence

Imprevisto come back discografico per gli australiani The Loving Tongue, ensamble segnalatosi all’attenzione degli appassionati di certe sonorità ricercate, con l’uscita del doppio album “Distant Dreams”, edito all’epoca dalla sconosciuta Locrian Records, che, inaspettatamente, era riuscita a far perdere le proprie tracce come inghiottita da una cappa di mistero che da sempre la avvolge.

Conosciuti agli addetti del settore per essere il progetto parallelo dell’istrionico Jim Petkoff, cantante/chitarrista nonchĂ© compositore dei conterranei Raven Black Night, la formazione, che si completa come per le precedenti release, con il gigante Big Tom Petkoff al basso, e con il talentuoso Paul Deeble dietro le pelli, riesce a recuperare i retaggi classici ed i toni squisitamente heavy/dark della band madre, riuscendo nel contempo a disegnare un intricato discorso artistico, che trae spunto da una sorta di coacervo sonoro che vive di autentiche alterazioni musicali, e che rappresentano un vero e proprio vademecum della musica dura per antonomasia, raccogliendo influenze sia dal versante progressive rock più elitario, che da una certa frangia epica e sontuosa, che da escursioni in campo hard rock prettamente seventies style, influenze che, naturalmente, riescono a convivere in perfetta simbiosi all’interno di un unico tessuto musicale.

Musica dunque libera da ogni schema prestabilito, a volte astrusa ed enigmatica, ma sicuramente affascinante, paragonabile ad una sorta di viaggio onirico diviso in quattordici capitoli, in cui è proprio l’istintività dei tre strumentisti chiamati in causa per l’occasione a regalare le maggiori emozioni, dando luogo a delle vere e proprie jam session che ci conducono al cospetto di brani corposi come nel caso di “Temple of love” oscura e penetrante nel suo incedere pachidermico, l’articolata opening track “Tears of unicorn” ricca di intermezzi di natura tipicamente folkloristica, gli inserti melodici dal sapore ancestrale dell’affascinante “Eliza”, le cui scansioni ritmiche ricordano da vicino la sensibilità artistica dei Rainbow dell’era Dio, in uno dei brani più riusciti del disco, mentre se i toni plumbei e le cadenze catacombali della delirante “Will you see haven”, sono scolpite nella roccia come gli insegnamenti del sabba nero per antonomasia, dai quali riprendono dignitosamente il classico “Haven and Hell”, “Look out Jack” scorbutica e burbera come il miglior Lemmy Kilmister, sembra un doveroso omaggio ai Motorhead del periodo mediano.

Imperscrutabile, oscuro e per certi versi anche enigmatico, prevedibilmente legato ad una concezione e a radici musicali che si perdono nella notte dei tempi, “Shadws of innocence” è in definitiva un album ricco di frangenti musicali ed artistiche che, in definitiva, riescono a regalare nuove ed inesplorate emozioni ad ogni ascolto, ecco la componente principale di questo disco, riuscendo a destare sensazioni ed umori per lungo tempo assopiti….dategli un ascolto, sempre che lo troviate in giro…..

Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org

Genere:Heavy Metal
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: Self Release

Line up:
Jim Petkoff - guitar/vocals
Big Tom Petkoff - bass/vocals
Paul Deeble - drums

Aggiunto: November 22nd 2009
Recensore: beppediana
Voto:
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Hits: 286