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Heart Of Cygnus - Over Mountain, Under hill

Ottimo come back discografico anche per gli americani Heart of Cygnus, formazione a due elementi che, con il nuovo "Over Mountain, Under Hill", porta a compimento il suo personale secondo sigillo, raggiungendo un traguardo alquanto ragguardevole, almeno per una formazione giovane ed interessante come la loro, sicuramente fra le più rappresentative e quotate dell'intero panorama heavy metal statunitense, stiamo pur sempre parlando di ambito underground, e che, carte alla mano, rappresenta molto di più di una definitiva consacrazione a livello puramente internazionale.

Già, per una compagine sorta agli onori della cronaca veramente da pochi anni, e che, ricordiamolo, aveva alle spalle la pubblicazione di un piccolo capolavoro d'arte comunicativa della portata del debutto "Utopia", le attese per un ritorno in grande stile erano senz'altro enormi, aspettative che, comunque, sono state ampiamente ripagate tanto che, se si eccettua qualche piccola caduta di tono, possiamo ben dire che, sulla lunga distanza, la risposta dei nostri è stata alquanto perentoria, riuscendo a dimostrare d'aver conquistato, meritatamente, quello status di culto che da qualche mese sembra scandire, in maniera oserei dire inequivocabile, ogni singola mossa discografica del combo californiano in questione.

Un album questo, che giunge a soli due anni di distanza dal precedente, come a voler ribadire in qualche modo una prolificità, nonché una certa creatività, che non accenna neanche minimamente a diminuire, pensate che il terzo platter è già in fase di registrazione, espediente questo che ha spinto ancora una volta i nostri a tracciare un percorso artistico che, se da una parte si riallaccia in maniera univoca al discorso fin qui portato avanti con la precedente release ufficiale, dall'altra spinge la coppia verso ambientazioni musicali pregni di melodia pur sempre ammantata da una certa patina di drammaticità emotiva, questa volta ben evidenziata da uno splendido lavoro d'artwork che, naturalmente, risulta quanto mai concerne con quanto proposto poi su disco dal combo.

Ma badate bene, nonostante l'immane mole di lavoro a livello puramente compositivo, e la tecnica strumentale sciorinata ancora una volta, gli Heart of Cygnus non hanno apportato stravolgimenti repentini al loro riuscito mix di sonorità progressive rock/metal che, sin dagli esordi, ha ben rappresentato il trade mark della formazione statunitense in questione, e che , nonostante l'evoluzione messa in atto dai nostri, continua a fare capolino all'interno di queste otto allettanti tracce, infarcite da contaminazioni ora più melodiche e vellutate, il caso della splendida “The mountain kingâ€, prog rock d’autore, ora più dannatamente metal oriented, in un connubio che, in più occasioni, riesce veramente a toccare frangenti artistici quasi idilliaci.

Si, con questo nuovo lavoro gli Heart of Cygnus hanno ampiamente dimostrato ancora una volta d'aver saputo trasportare il loro particolare suono progressivo nel nuovo millennio che avanza, senza aver avuto la benché minima tentazione di guardarsi alle spalle, rendendo la propria proposta musicale naturalmente più moderna ed al passo con i tempi, grazie ad arrangiamenti molto curati e ad una propensione heavy sempre più preponderante che, unita all'istrionismo vocale del buon Jeff Lane , ancora una volta indiscusso mattatore dell'intero lavoro, ha portato la band ad elevarsi nuovamente dalla media degli acts odierni.

Ed è proprio in questa maniera che nascono brani della levatura la ruvida coppia d'apertura "Over the Mountain/Under Hill", composizioni pregne di dissonanze tipicamente heavy prog di scuola tipicamente nord americana, divise fra richiami non tanto palesati ai maestri Fates Warning, Dream Theater e Rush, quelli degli esordi, da sempre più di una semplice musa ispiratrice per la band statuitense, l'istintiva razionalità di "Black Riders", pervasa da frangenti classic metal old style, la crepuscolarità criptica di "Lost at Sea" splenida song pervasa da atmosfere poste ai margini del progrssive metal più melodico ed elitario, di matrice Conception meets Sanvoisen, o l'heavy power tout court di "The King and his steed" brano interamente strumentale nel quale i nostri danno piena dimostrazione di avere veramente le carte in regola per ambire a traguardi ben oltre la loro portata, grazie ad armonizzazioni di chitarra che danno luogo ad un muro di chitarre davvero impenetrabile, caratterizzato da una sezione ritmica sempre precisa e perfetta!!!!

Che dire, un ottimo disco in ogni senso dunque, dalla confezione, al songwriting in generale, ma anche per quel che concerne la produzione, veramente speculare, curata ancora una volta dallo stesso mastermind Jeff Lane, per una band che, almeno per quanto ci riguarda, rappresenta più d'un sinonimo di garanzia!!!

Consigliato.

Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org

Genere: Progressive Metal
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: Self Produced

Line up:
Jeff Lane - vocals, guitar, keyboards, bass
Jim Nahikian - drums

Aggiunto: September 23rd 2009
Recensore: beppediana
Voto:
Link Correlati: Official site
Hits: 380