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Fire - Thrill Me

Ok, stavolta partiamo dalla fine.
Dunque, non riesco a capire come mai in un periodo di recupero di certe sonorità diciamo molto old fashioned, una band dal carisma e delle qualità artistiche come i qui recensiti Fire, non siano ancora riusciti a siglare uno straccio di contratto, che li conducesse a spargere in tutto il vecchio continente quel seme maledetto del rock'nroll settantiano di cui si fanno fieramente porta voci, quello stesso seme che riconduce sempre e comunque alle radici della musica maledetta per antonomasia e che, naturalmente, riesce ad influenzare le atmosfere inebrianti di queste undici kickin'ass song.

Provenienti dall'immenso bacino musicale dell'area maltese, e già solo per questo sarebbero da premiare, i cinque musicisti isolani, con questo album dal titolo alquanto profetico di "Thrill me", arrivano a varcare la fatidica soglia del secondo disco autoprodotto, tre anni dopo il seppur ottimo "Ignite", disco che, oltre a decretarne l'ascesa in ambito puramente underground, aveva permesso ai nostri di effettuare un mini tour promozionale in terra d'albione, e ci propone un personale groove musicale dedito ad un'antica commistione di stili e sonorità a cavallo fra i magici anni settanta, e i mai dimenticati ottanta, nel quale sembrano convergere stilemmi artistici riconducibili per certi versi ad un ibrido hard rock che ha negli storici Nazareth, Ac/Dc, Rose Tatoo e Krokus i propri numi ispiratori, e che si spinge in una personale rielaborazione compositiva dei dettami di queste grosse icone, aggiungendo qua e la delle spruzzate sleazy di scuola prettamente americana.

Una miscela sonora davvero esplosiva fatta di partiture catchy, cori enfatici e schitarrate al vetriolo, elementi sui quali si innestano le linee vocali del carismatico Kenneth Calleja, ipotetico coacervo vocale fra il buon Angry Anderson e il maestro Dan McCafferty, che caratterizzano al meglio queste undici sporche song registrate e prodotte dallo stesso chitarrista della band Robert Longo, in grado di innalzare le qualità espressive del suo combo, nonché di garantire sulla qualità intrinseca di song d'impatto come nel caso della viziosa title track "Thrill me", baciata da uno di quei refrain che si ricordano per tento tempo, memore delle lezioni impartite dai mai dimenticati The Four Horseman, l'ipnotica "No more Pain" e le sue scansioni bluesy, o le piccole gemme "Get it on" e “Come with me” nella quale le reminiscenze cui i cangurotti australiani del compianto Bon Scott, abbracciano visceralmente il rock'n'roll tout court dei cugini scozzesi del periodo "Loud'n Proud.

Già, i Fire sono degli intramontabili nostalgici, anche se la loro musica è, come detto poc'anzi, quasi dinamitarda, TNT allo stato puro, energia adrenalinica in grado di far resuscitare i morti, quella stessa musica che potrebbe fare gola proprio ai fratelli Robinson ed ai loro Black Crows, più volte chiamati in causa sulle note della free and easy "Always There", song che piace proprio per la sua freschezza abbinata ad una semplicità quasi disarmante, e che farebbe accapponare la pelle anche al vecchio Izzy Stradlin e a tutti i Ju Ju Hounds, ascoltate il bluesaccio anthemico di "Crazy Lovin" con il suo chorus che sa tanto di Molly Hatchet e Black Foot, o l'hard'n roll di "Lost Without you" che sembra trascendere dal suono caldo e selvaggio dei Great White o dei Little Caesar, e poi mi ne riparliamo.

Che dire, beh sicuramente le undici composizioni di cui si fregia questo “Thrill me” suonano scontate e dannatamente vintage, ma piacciono e convincono proprio per questa loro semplicità di fondo che le rendono godibili dalla prima all’ultima nota, ogni cosa qui sopra, sentimenti in primis, ed amore viscerale per il rock, viene espresso in maniera quasi impeccabile dai nostri, forse i Fire diventeranno la next big sensation in campo hard rock ed affini, o forse il loro sarà solo un fuoco di paglia, solo il tempo ce lo saprà dire, ma se seguite il mio consiglio, è meglio che vi mettiate in contatto con i nostri al più presto, perché, in un modo o nell'altro, potreste pentirvene amaramente, non ci credete?

Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org

Genere:Hard Rock
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: Self Produced

Line up:
Kenneth Calleja - vocals
Joe Vella - guitars
Robert Longo - guitars
Charles Cassar - bass
Mark "Zizza" Abela - drums

Aggiunto: August 17th 2009
Recensore: beppediana
Voto:
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Hits: 589