Da non confondersi naturalmente con l’omonima formazione germanica artefice qualche anno addietro di un buon disco di solido power metal teutonico per l’indipendente Remedy records, i Predator di cui ci andremmo ad occupare in questa breve disamina introduttiva, arrivano invece da Fort Lauderdale (Florida), la stessa città dei mitici Saigon Kick, e si formano attorno ad un nucleo di valenti musicisti di provata esperienza, come ad esempio il talentuoso chitarrista Damien Lee Thorr, artefice qualche anno addietro di un buon debutto solista interamente strumentale, ed il suo alterego alla sei corde Chris Reiser, visto in azione fra le fila dei seminali Metal Militia, prima vera formazione di Paolo Gregoletto ora nei più rinomati Trivium, e giungono al traguardo dell’album di debutto, scegliendo come molti loro colleghi, la via spontanea dell’auto produzione, riuscendo a pubblicare un disco tutto sommato davvero niente male, accompagnato per l’occasione anche da un bonus DVD video che, qualitativamente, a ben poco da invidiare alle release ufficiali degli ultimi tempi.
Si, questi cinque ragazzi hanno veramente tutte le carte in regola per poter ambire a traguardi artistici ben più consoni al proprio status di grandeur, anche perché la loro particolarissima miscela musicale, che verte pur sempre su di una verve metallica per nulla secondaria, pervasa da accenti e partiture musicali che portano con se quella certa valenza heavy/power di fondo, potrebbe benissimo affascinare gran parte del pubblico metallico di casa nostra, ma non solo, che ha a cuore formazioni sicuramente più blasonate come i maestri Metal Church, Vicious Rumors e Ruffians, anche se, è bene ricordarlo sin dalle prime battute, i Predator si prodigano a tenere a dovuta distanza i paragoni illustri sopraindicati, preferendo percorrere un boulevard artistico, anche abbastanza “personale”, che li conduce su territori sonori alquanto stentorei e potenti, posti, a volte, quasi al limite di certi riecheggiamenti di scuola prettamente thrash metal.
Abilità strumentale, sacrificio, e tanta determinazione, ecco come si potrebbe tradurre in parole povere questo disco auto intitolato, un platter nel quale praticamente tutto suona come dovrebbe suonare il debutto di una formazione matura e ben consapevole del proprio valore e della propria caratura artistica, ed anche quando, in alcuni frangenti, il suono portato avanti con sagacia dai nostri, risulta essere a volte così arcaico e primordiale, da indurre inevitabilmente anche i più scettici a critiche infondate, i cinque in questione, riescono a tirare fuori dal proprio cilindro il colpo ad effetto, spiazzando letteralmente l’ascoltatore proprio come accade su episodi di spessore come l’intricata “Between Vengeance & Forgiveness”, brano dall’impatto assicurato che, fra partiture classiche ed echi più thrash oriented, ci mostra una formazione abile nell’alternare potenza e melodia, lungo un complesso quanto articolato tessuto musicale nel quale, ogni singolo musicista della band, riesce a ritagliarsi il proprio spazio nel quale mettere in mostra la propria capacità e le proprie velleità artistiche alquanto innate.
Naturalmente, nonostante la resa sonora globale lasci un tantino desiderare, una menzione a parte se la meritano anche gli arrangiamenti abbastanza curati nei minimi dettagli e che fungono da vero e proprio trait d’union fra le varie influenze all’interno della band americana, che dimostra in più occasioni di possedere un background ben ampio, e che ben si addice a composizioni come l’accoppiata “A Moment, Sir.../Die Unborn”, violentate da un impatto sonoro sinistro e minaccioso, o della più classica “Lone wolf”, introdotta dallo splendido interludio strumentale “Fugue-Itive”, contraddistinta da partiture strumentali veramente degne di menzione, nella quale l’istrionismo chitarristico delle due asce, riesce a sorreggere un dinamismo sonoro veramente arrembante.
Si, forse con una produzione globale migliore e piĂą curata, questo disco avrebbe sicuramente acquistato maggior spessore artistico ed una valenza sonora che, comunque, rimane pur sempre di un certo retaggio, ripeto, i Predator hanno delle ottime qualitĂ artistiche e le sanno fare convivere alla perfezione lungo dodici ottime composizioni, quindi se siete sempre alla ricerca di un nome nuovo su cui puntare, credo proprio il quintetto in questione possa fare benissimo al caso vostro.
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere:Heavy/Thrash Metal
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: Self Produced
Line up:
Nestor Aguirre - vocals
Damien Lee Thorr - guitar
Chris Reiser - guitar
Rotten Rudy Orozco - bass
Dan Galante - drums