Andro Coulton chi? Si, se questa è stata la vostra domanda, se la curiosità su chi si celi dietro lo strano monicker di questa band vi ha spinto a leggere queste mie strambalate parole, mettetevi pure comodi, anche perché la storia degli Andro Coulton, o meglio di Andro Coulton, visto che si tratta pur sempre del progetto solista di un polistrumentista, affondano le sue radici addirittura nel lontano 1975, anno in cui, il nostro amico assieme ad altri tre vecchi compagni di scuola, mette in piedi una fra le formazioni più carismatiche dell'intero movimento della New Wave Of British Heavy Metal, ovvero quei Witchfynde che, con soli tre ottimi album, ed un ep all'attivo, hanno aiutato a spargere il seme oscuro e malvagio di quella frangia di heavy metal così ossiniaco e decadente, soprattutto per quel che concerne il primo disco, tanto da acquisire negli anni un vero e proprio status di band cardine d'un certo modo d'intendere la musica dura.
Estromesso quasi subito dalla line up della formazione inglese dopo appena pochi anni, ed a qualche mese dalla pubblicazione del disco d'esordio "Give 'em hell", a livello puramente artistico, credo proprio che il buon Audro abbia latitato fino ai giorni nostri, diviso fra formazioni più o meno dilettantistiche, e la costruzione di uno studio privato che, proprio ultimamente, lo ha portato alla pubblicazione del suo primo disco solista dal titolo più che propiziatorio di "Drogonhead".
Un disco questo che raccoglie nel suo insieme una serie di vecchie composizioni che facevano comunque parte del bagaglio culturale ed artistico del vecchio bass player che, oltre ad occuparsi del suo strumento, si cimenta con risultati, a volte anche altalenanti, sia alle vocals che alla chitarra, davvero apprezzabile il suo operato alla sei corde, mentre è il suono freddo, e a volte distaccato, di un sequencer a fornire il battito pulsante di una batteria.
Ne scaturisce un melange sonoro che, com'è facile da prevedere, ci conduce per mano attraverso un viaggio, oserei dire, quasi onirico, attraverso quella concezione filosofica e musicale che tanto aveva caratterizzato quella frangia oscura di metal band dei primi anni ottanta, fra ritmi sempre più rallentati, atmosfere cupe e tenebrose, e richiami non tanto velati a concezioni esoteriche come nella migliore delle tradizioni di casa Angel Witch, Damascus o dei mai dimenticati Witchynder General.
Anche se la proposta musicale è davvero da lodare, così come l'intenzione del buon Audro di riportare in vita certe sonorità , diciamo old style, devo pur sempre ammettere che, non sempre la resa sonora, così come la produzione finale del disco, rende merito al vecchio dragone inglese, tarpando a volte le ali ad un songwriting che, pur se del tutto derivativo, riesce comunque a lasciare il segno grazie a composizioni ricche di fascino, proprio come nel caso dell'oscura e maligna "The Archimage", che si permea sempre più di sovente di atmosfere e lugubri passaggi dark rock a la early Pentagramm, della rutilante "Poor Knights" che avvolge e stritola con le sue cadenze tipicamente doomy velate da quell'approccio smaccatamente sabbathiano, l'heavy and loud "Dark Angel" caratterizzata da un ritmo travolgente e da un chorus davvero azzeccato, o l’autorevolezza quasi magnetica di “Hell’s fire†di estrazione tipicamente Saint Vitus/The Obsessed.
Un disco dunque adatto sia ai maniaci musicomani che ai vecchi fan di una certa corrente musicale, filosofica ed artistica, sicuramente di nicchia, ma pur sempre rilevante, peccato per la resa sonora non sempre all’altezza della situazione, ma sentimenti puri come passione e dedizione, riusciranno sicuramente a fare breccia nei cuori di chi, sicuramente molti, sono alla ricerca di vecchie sensazioni ed emozioni.
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org
Genere: NWOBHM
Anno di pubblicazione: 2007
Etichetta: Self Produced
Line-up
Andro Coulton, bass, giutars, vocals
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