Genere:Progressive Metal
Anno di pubblicazione: 2010
Etichetta: Self Production
Line up attuale:
Alis - vocals
Frank Diblasio - guitar
Max Diblasio - keyboards
Dave Martinelli - drums
Paolo Sciaresa - bass
"Alla fine ne resterà solo uno” recitava il trailer di una pellicola cinematografica di qualche anno fa. Si, è triste dover ammetterlo, ma musicalmente parlando, l’Italia è un paese in cui le tendenze musicali nascono, crescono e muoiono nel giro di qualche anno, un paese in cui le giovani band fanno a spallate pur di salire sul carrozzone dei vincitori, e quando il trend del momento ha esalato l’ultimo sospiro, in molti cercano di prendere le distanze tentando di riciclarsi per l'ondata di tumulti che verrà.
Prendete ad esempio il progressive metal, un genere musicale che ha avuto il suo culmine espressivo nel periodo compreso fra il 1994 ed l'inizio del nuovo secolo, anni in cui, anche alle sagre di paese, era possibile ascoltare la band di turno che si cimentava nell’esecuzione di “Pull me under”, e dove i tempi dispari e “suonare il più complicato possibile”, era all’ordine del giorno, e la tecnica strumentale era anteposta al gusto, e al feeling del suonare per comunicare emozioni.
Arkè, Mystere De Notre Dame, Black Jester, Zen, sono solo alcune delle band che si sono dissolte nel nulla dopo che il primo ciclone che ha travolto la nostra penisola, mettendo la parola fine ad un periodo d’oro per la musica intellettuale per eccellenza.
E così dopo la tempesta, la quiete risolutrice, ed è proprio qui che si appura che alla fine restano solo i migliori, i più tenaci, quelli che non demordono mai, quelli che risalgono la china fieri dei propri valori e dei propri ideali musicali e che, nonostante tutto e tutti, se ne infischiano dei trend e delle mode imperanti e, consci solo delle proprie capacità artistiche, tentano una dura, quanto ardua, scalata verso le liste di gradimento di quei pochi afecionados che non si fanno certo condizionare dall’esperto recensore di turno.
Ed una di queste band sono di certo i Darksky da Milano, eclettico quintetto che, con all’attivo ben tre ep, rilasciati in un arco di onorata carriera musicale che si protrae oramai da altrettanti lustri, arriva finalmente al tanto sospirato cd di debutto, facendo leva ancora una volta sui propri sforzi, e non solo artistici, dando ancora una volta l’impressione di poter rivaleggiare faccia a faccia con gli acts più quotati del settore.
Non a caso, il disco partorito dai cinque musicisti in questione, è il classico esempio di classe sopraffina, unita a una tecnica strumentale veramente sbalorditiva, un connubio che fa di queste nove tracce il perfetto vademecum per chi, come i molti metallari dell’ultima ora, si erano persi gran parte dell’ondata di cui sopra, un’abilità messa comunque al completo servizio della band in primis, e del songwriting in generale poi, anche perché, forse i nostri non saranno degli assoluti innovatori, ma, in molte occasioni, riescono a risultare anche piuttosto originali, potendo contare su doti tutt'altro che di secondo piano come creatività e costanza, da sempre il fulcro centrale del Darsky pensiero, con le quali riescono ad impreziosire le atmosfere cangianti di un album che, questo è un dato di fatto, non finisce veramente mai di meravigliare.
Ne scaturisce un viaggio intenso ed emozionante che, sicuramente, cresce dentro con gli ascolti, pregno di quelle atmosfere oniriche e delicate che fanno di brani come la splendida “The door”, primo singolo estratto da “Where Angles Hide”, che si ammanta di melodie ariose e suadenti, o dell’altrettanto delicata “The last rose”, che emoziona ascolto dopo ascolto, sicuramente il vertice espressivo dell’intero lavoro, che cambia completamente registro grazie a composizioni avvolgenti come l’opening “Memento”, che racchiude nel suo insieme i canoni tipici del progressive metal per eccellenza, e con “Lex Aeterna” che è in definitiva il brano di maggior impatto del lotto. in cui alla miscela sonora di partenza, si innestano reminiscenze classic/power metal, e passaggi più sinfonici, con un bridge ed un coro che ti si entrano sotto la pelle già al primo ascolto.
Piccola postilla infine per i testi sempre profondi e pregni di lirismo interpretativo, che sono quanto di più poetico e melodrammatico mi sia mai capitato di leggere negli ultimi tempi, insomma se non l’avete ancora capito i Darksky sono una grande band che vi potrà aiutare a respirare una boccata d’ossigeno, in un periodo in cui molte formazioni di casa nostra giocano a scopiazzarsi e a risultare l’uno la copia carbone dell’altro, anche perché, purtroppo, in Italia non c’è gusto ad essere intelligenti, e questo, i nostri, lo sanno bene, ah se lo sanno…
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