Genere: US Metal
Anno di pubblicazione: 2009
Etichetta: Rock It Up Records
Line up attuale:
Alessando Granato - vocals
Marco Ruggiero - guitar
Bruno Masulli - bass
Michele Antonio Coppola - drums
“Driven by fury, Digital dictator,
blackened expropriator,
Deliver us from evil. Save the people
Contagion of hatred must be eliminated,
Savior, Save us from anger”.
Non potevamo cominciare la recensione di questo disco, senza tributare il giusto riconoscimento alla memoria del maestro Carl Albert e dei suoi Vicious Rumors, quelli del periodo “Welcome to the ball” naturalmente, formazione americana fra i migliori esponenti del così detto US metal style, genere che, da sempre, rappresenta molto di più di un modello d’ispirazione per il mitico axeman partenopeo Marco Ruggiero, indomabile musicista nostrano, ancora una volta alle prese con un la sua nuova reincarnazione artistica, dopo i trascorsi gloriosi in seno ai seminali Landguard prima, e ai ben più consistenti Nameless Crime poi, che ritorna nuovamente sul mercato discografico, facendosi accompagnare ancora una volta da uno stuolo di musicisti di provata esperienza che, questa è la pura verità , vanno poi a formare una sorta di all star band della scena campana, che riesce ad arricchire lo stile compositivo proprio dei Savior from Anger, oggi più che mai indirizzato su territori sonori tipicamente power/thrash metal di stampo americano.
Prodotto e mixato successivamente alle sessioni di registrazione del precedente “No way out”, ep che aveva in qualche modo sancito l’ascesa dei nostri nell’olimpo underground internazionale, i cui quattro brani comunque, vengono naturalmente ripresi in questo disco di debutto giocato sulla lunga distanza, il qui recensito “Lost in the darkness”, dicevamo, è un solido platter che, sin dal riuscitissimo lavoro d’artwork, una chiesa apparentemente decadente che richiama alla memoria l’istituzione metallica per eccellenza, ovvero quella dei Metal Church, riesce, nelle sue dieci splendide composizioni, a far rivivere quelle stesse atmosfere sonore, nonché quello stile compositivo, e d’intendere una certa musica suonata, che da anni oramai, sembravano veramente essersi perse nella notte dei tempi e, a cui in pochi, maestri compresi, ultimamente avevano fatto scarso riferimento, riuscendo quindi a restituire credibilità e sostanza, ad un versante concettualmente artistico, ricco di partiture musicali e di sprazzi interpretativi, veramente degne delle fonti d’ispirazione sopracitate.
Ne scaturisce un wall of sound intenso ed a tratti vibrante, nel quale l’impegno profuso da ogni singolo musicista chiamato in causa, viene conseguentemente incanalato in un’unica direzione, all’interno di un aspetto compositivo che, è bene ribadirlo sin dall’inizio, non conosce un solo cedimento, caratterizzato da un guitar work esemplare costruito fra repentini fraseggi e scale armoniche, la solidità e la fantasia della sezione ritmica, e l’ottima performance di un vocalist impeccabile come il buon Alessandro Granato, veramente in stato di grazia, elementi questi che fanno delle dieci composizioni, un affresco artistico di cui godere senza ritegno, un caleidoscopio di emozioni nel quale è necessario immergersi anima e corpo, per poterne assaporare ogni piccola sfumatura.
Già , per capire di che pasta sono fatti i nostri, basterebbe veramente ascoltare l’attacco metallico di “Claustrophobia”, brano che rappresenta il classico fenotipo dell’opener ideale che abbina potenza e velocità in un modo quasi simbiotico, il tutto caratterizzato delle ottime soluzioni metalliche in pieno stile U.S. metal, con un singer che conferma ancora una volta le sue ottime doti di screamer di razza, oppure perdersi fra i meandri di “Shock Wave”, che si muove ancora una volta su territori notevolmente heavy, quasi speed, fra splendidi assoli incrociati, e le melodie create dal buon Marco Ruggiero, un'ottima sezione ritmica, ed ottimo ancora una volta l’apporto del mitico Alessandro Granto, che si prodiga in partiture vocali veramente significative.
Di tutt’altro piglio artistico invece risulta essere l’affascinante “Through this life”, brano costruito su atmosfere pacate e rilassate, che rappresenta senz’ombra di dubbio il versante più introspettivo del songwriting dei nostri, e che mette in risalto la capacità del gruppo di modellare composizioni volutamente più melodiche, sullo stile di "Children" dei Rumors, mentre se “Killing Greed”, roccioso mid tempo costruito su un guitar riffing da urlo, si apre a partiture armoniche dal fascino arcano, l’attacco sonico perpetrato con cinica violenza dalla conclusiva “Puncture of submission” mette invece in evidenza il versante più metallico dei Savior From Anger, e la loro smisurata devozione verso sonorità tipicamente di estrazione thrash metal Overkill oriented.
Per quel che mi riguarda, è chiaro che ci troviamo davanti ad un gruppo dalle capacità tecniche ed interpretative veramente ben superiori alla media, e padroni di un songwriting tanto ricercato quanto squisitamente metallico, pungente ma altresì molto melodico, un disco consigliato agli amanti del genere US Metal, maanche ai semplici fruitori di sonorità metalliche così, nella speranza di poter tornare a parlare dei Savior From Anger anche in sede di intervista, non mi rimane che rimandarvi alla pagina ufficiale della band nella quale potrete trovare tutti i dettagli su come entrare in possesso di una copia del suddetto cd, per cui….
BUY or DIE
Voto: 5/5
Beppe "HM" Diana
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