Ciao Bruno e benvenuto sulle pagine di Hardn’Heavy, grazie di cuore per il tempo che ci stai volendo dedicare, come prima cosa vorrei sapere quel’è oggi lo spirito all’interno della band prima di partire per una nuova avventura discografica? Quali sono le vostre aspettative a riguardo?
Ciao Beppe, grazie a te, posso dirti che “The Involution Philosophy” viene fuori da anni di duro lavoro e di tanta perseveranza fuori e dentro lo studio, e più che aspettative, parlandone tra noi del gruppo sentiamo davvero tanta esperienza in più.
Com’è stata la gestazione compositiva che ha portato alla realizzazione dei nuovi brani? È stata più travagliata che in passato, o oramai avete trovato uno specifico modus operandi?
Ma, vedi Beppe, molti dei brani dell’album nascono dall’inizio del 2000, cioè quasi subito l’uscita della prima demo ufficiale “Unpunished Massacre Messiah”.
Dopo la dipartita del nostro primo batterista ne seguì un periodo di stasi ed io, ormai rimasto solo, non facevo altro che comporre e registrare delle piccole demo all’interno delle quali c’era materiale per l’album in questione.
Come si e' sviluppato negli ultimi anni, stilisticamente parlando, il vostro approccio musicale cosi' naturale e pure così articolato, rispetto a quello che attualmente la scena metal propone con maggior frequenza?
Gli Annihilationmancer sono una band che fondai ufficialmente nel 1995.
Le mie influenze (e all’epoca avevo più o meno 19 o 20 anni) erano chiaramente filo Megadeth, lavori come “Rust in Peace” erano per me La Sacra Bibbia.
Maestri come Megadeth, Death, Carcass, Coroner ecc. hanno avuto sempre un’influenza evidente e, già nelle mie prime composizioni, mi venivano naturali controtempi o brani saturi di riff diversi con cambi di tempo improvvisi, non perché fossi un genio, ma perché provenivo semplicemente da quella scuola.
Col tempo, tutto, ovviamente con esperienza compositiva sempre più intensa e maturazione, si è affinato creando, nel mio piccolo, una mia identità compositiva.
Ho sempre fatto musica fregandomene e ignorando ciò che era il trend di ogni periodo.
Quando conobbi Luca (Coppola) conosciuto tramite un annuncio cartaceo, che fu interessato ad entrare nella band e portò all’interno del progetto il suo stile, ci trovammo quasi immediatamente d’accordo su alcuni punti fondamentali, tra cui visione della musica a 360°, e la passione in comune per la band dei Death che ci ha davvero allargato gli orizzonti.
Ti dirò che non solo oggi, ma è sempre stata dura andare controcorrente, inteso non solo nel senso stretto del termine, ma non è stato mai facile portare avanti le proprie idee, e mai lo sarà, ciò credo sia una costante per chi vuole costruire sempre qualcosa di assolutamente suo e per far questo bisogna patire.
Ok, capisco, adesso a mente fredda, secondo te il nuovo arrivato rappresenta fedelmente quelli che sono gli Annihilationmancer attuali, oppure in futuro dovremmo aspettarci dei cambiamenti stilistici sostanziali con un ipotetico prossimo lavoro?
Beh posso dirti che “The Involution Philosophy” (e ciò credo sia assolutamente normale, date le innumerevoli vicissitudini della band per quanto concerne i cambi di line - up che hanno indubbiamente nuociuto sulla vita di gruppo e ne hanno rallentato decisamente il cammino) rappresenta il sound passato e attuale degli Annihilationmancer.
Passato perchè come già detto, dei brani risalgono ai primi anni del 2000, “Etereo” è l’ultimo brano che composi per quest’album e risale al 2004.
E’ attuale perchè il sound, sostanzialmente, è decisamente più maturo rispetto ai brani che realizzavo a 20 anni e poi perché durante gli arrangiamenti e le registrazioni l’evoluzione è stata naturale continua.
Se una cosa non ci convinceva cercavamo di migliorarla.
Tuttavia del nuovo materiale è già in fase di composizione ed è naturalmente un ulteriore passo in avanti rispetto al primo.
Nulla di sforzatamente sperimentale, solo mera evoluzione.
Dunque, dopo tutti questi anni di intensa attività, mi sembra di capire che oramai in studio avete maturato una buona dose di esperienza, quindi siete entrati a registrare avendo già bene in mente come sarebbero venute le nuove song, o qualcuna di queste ha subito in fase di step finale dei piccoli accorgimenti?
Beh, lego la risposta a quella precedente.. i brani, durante le fasi di registrazione benché già composti e ultimati, di accorgimenti ne subiscono tanti, o almeno per chi vuole fare le cose per bene e non lasciare nulla al caso.
Il fatto che io scriva i pezzi non significa che gli altri non debbano proporre i loro punti di vista anzi, credo che un brano sia una sorta di scultura che va lavorata lentamente e con criterio e per far ciò la collaborazione dell’intera band è fondamentale.
. ....anche per questo avete deciso di produrre voi stessi il disco senza lasciarvi condizionare da “menti esterne”, o avete fatto come si dice in questi casi di necessità virtù?
Ti sono sincero, abbiamo registrato il disco a spese e sudore nostro per volontà e necessità, è davvero difficile avere delle produzioni per questo tipo di sound e di questi tempi.
Vedremo in seguito chi sarà interessato a scritturarci per un contratto equo.
“La filosofia dell’involuzione” un titolo alquanto enigmatico che a primo acchito, non lascerebbe spazio ad altri giri di parole, è veramente così?
Ti sembrerà strano ma più che enigmatico lo considero un titolo che descrive con spudorata chiarezza una problematica sociale e politica che si perde nella notte dei tempi.
Più paradossale e contraddittorio che enigmatico, poiché la parola “filosofia” che possiamo sintetizzare in studio o ricerca del sapere, è paradossalmente accostata a “involuzione”, cioè decadimento, peggioramento e chi più ne ha più metta dal vocabolario dei sinonimi e delle etimologie.
Quindi un significato volutamente incoerente ma che rispecchia perfettamente lo status di cui fa parte la nostra società.
Visto che sei il principale artefice delle musiche e se testi, puoi parlarci in modo approfondito delle liriche che si legano ad ogni brano?
Certo, con piacere:
“Etereo” descrive la perenne esitazione di ogni individuo di confrontarsi realmente con la propria esistenza, le continue incertezze ci portano a perdere occasioni d’oro e a non concretizzare e il tema è legato all’intro “Antimateria” cioè un concetto paragonabile al nostro lato nascosto che, sappiamo esiste, ma non riusciamo sempre realmente a dimostralo. O meglio, ciò che non si vede non è detto che non esista.
“The Involution Philosophy” descrive in maniera più estrema quanto detto a proposito del titolo dell’album, una filosofia atta alla strumentalizzazione e all’autodistruzione. Dicono (un po’ per oziosità di comodo ) che “la comunanza” tra i popoli non potrà mai essere, perché non è della natura umana, quindi, se non è zuppa e pan bagnato, e allora rassegniamoci a intendere che la vera natura umana è quindi una libertà liberticida tendente all’autodistruzione.
“Apolide” descrive il dolore immenso che può avere un popolo quando gli viene negata la propria identità e l’orrore di una persecuzione (brano dedicato in particolar modo al popolo kurdo e quello palestinese, ma in definitiva a tutti i popoli e individui a cui è negato con ogni mezzo il diritto di aver voce.
“Impoverishment God Existence” (vecchio brano degli Annihilationmancer che risale al 1997, 98 (più o meno) descrive l’immaginario e autentico fallimento di un ipotetico Dio uomo che vede tutte le sue aspettative decadere e fallire.
“Corner Of The Answers” parla della estrema facilità con cui si può emarginare una persona. Dell’insensibilità che si tira fuori senza alcun ritegno nell’allontanare un individuo anche per piccole differenze. In questo brano mi rivolgo anche alla difficile età dell’adolescenza e alla difficoltà di essere accettati, credo che emarginare una persona sia un crimine alla pari di un omicidio.
Nel testo non cerco colpevoli e anche se fortunatamente non ho mai vissuto di persona un’esperienza estrema come questa, cerco sempre di immedesimarmi nel contesto ma aggiungo anche, nonostante tutto, che, chi è vittima di emarginazione non deve riuscire anche piangersi addosso e reagire senza odio ma credendo soltanto in se stesso.
“Reflected …” è dedicata a una mia persona cara che non c’è più e che mi riflette nella sua vita.
“Mind Surrounds” descrive un concetto molto semplice, cioè che bisogna controllare le paure, che devono essere in noi, l’importante è che esse non prendano il sopravvento poiché è la nostra mente che comanda e che circonda le nostre paure.
Quanto è stato difficile riuscire ad amalgamare le metriche dei testi con le atmosfere musicali che si sono venute a creare?
Ti dirò, il tutto viene fuori con molta naturalezza. Anni addietro erano i riff di chitarra a comandare il giuoco, e sia i testi che il resto degli strumenti si adattavano di conseguenza.
Oggi non è più così e quando un brano non è necessariamente chitarra dipendente e ogni strumento dipende dall’altro è anche più naturale (come dicevo) adattare parole e metriche alla musica.
Una delle qualità che mi ha particolarmente colpito del vostro disco, è proprio l'assoluta convinzione, il feeling, che riuscite a trasmettere all' ascoltatore, attraverso la vostra musica, una qualita' questa, che mi porta sempre piu' ad esser convinto che l'heavy metal e' piu' che mai un genere musicale che richiede prima di tutto un attitudine particolare, piu' che una semplice generica passione, sei d’accordo con questo mio personale pensiero?
Vedi Beppe, ti rispondo, come credo risponderebbero sia Luca (Coppola) che Andrea (Cannata).
Io non credo ci siano delle attitudini umane assolute su questa terra. Certo, possono esserci delle predisposizioni individuali che si vanno poi a completare in appropriati contesti collettivi, come un gruppo musicale o teatrale o anche non artistico, ma credo che una “convinzione”, la si afferra totalmente soltanto con la perseveranza e la pazienza, crescendo e facendo tesoro delle esperienze sia negative che positive.
Certo sono d’accordo con te a proposito di quel “plus valore” che il metal può dare se fatto bene, rispetto ad altri generi, ma in definitiva, il metal proviene dal rock, il rock proviene dal blues, il blues è energia allo stato grezzo, è l’anima, quindi in un certo senso ci trovi d’accordo col tuo pensiero.
Cosa vuol dire per una band come la vostra nel 2010 portare avanti un discorso musicale, che si muove ormai in un ambito sempre piu' ristretto di sostenitori e che, spesso, sembra essere snobbato perfino da certa cosiddetta “stampa specializzata”?
Hai colto un tasto davvero dolente antico persino quanto il mondo. Al di là di ogni genere particolare, ho una mia opinione a riguardo, credo che quando si porta avanti un discorso musicale o artistico in generale del tutto personale, magari c’è una buona base, un concreto back ground, ma si cerca di creare qualcosa di originale ruotando intorno ad un’identità creativa direi tipica ecco che gli “inquisitori” dell’arte e delle consuetudini saltano fuori.
E’ difficile Beppe, difficile perchè ciò che non è immediatamente capito o difficilmente “etichettabile” spesso viene demonizzato, ovviamente mi riferisco in generale non nel caso specifico e tuttavia per una band (soprattutto underground) tale scenario risulta essere non sempre gratificante ma paradossalmente anche questo ci spinge a fare sempre meglio.
Adesso volevo porti un mio piccolo cruccio, personalmente credo che l’errore più grossolano commesso da molte giovani formazioni di casa nostra, sia quello di non conoscere affatto la scena musicale ne della propria zona, ne tanto più della propria nazione, non arrivando a capire che, il primo impulso positivo verso qualcosa di concreto, arriva soprattutto dai musicisti della porta accanto, qual è il tuo pensiero a riguardo?
Perché secondo te esiste rivalità fra formazioni della stessa città?
In fondo con il metal da noi non si è mai arricchito nessuno, non ti sembra una cosa stupida?
Altro tasto dolente evidenziato da te con incredibile sensibilità, un pò è sempre stato così, posso ovviamente parlarti della mia città.
A Napoli, almeno da quando conosco il contesto musicale, e senza generalizzare, si è sempre vissuti in questo modo, in un comportamento che tende non solo ad essere indifferenti e non curanti della realtà di cui si fa parte ma addirittura a smerdare sugli altri.
L’assenza di sbocchi e di strutture poi fanno il resto, ma penso che sia alla base questo male e se “la scena” napoletana non fosse alla radice malsana e ci fossero concreti punti di riferimento e possibilità in più per evolversi per tutti, non sarebbero necessarie (quelle che noi a Napoli chiamiamo) “’a guerra de puvurielli”, cioè quella che spesso invece di essere, umana e naturale e costruttiva rivalità od anche chiamiamolo confronto, si tramuta spesso e non a caso in (sempre dal napoletano) “Je so megli’e te!” .. non so se rendo l’idea.. e Napoli di questa mentalità ci sta morendo, se non è già morta e noi non ce ne facciamo ancora una ragione!
E aggiungo anche che a Napoli c’è molta ignoranza mescolata a un menefreghismo direi cosmico, e ciò, è anche il risultato di una mancanza di mezzi sissignore (come accennavo prima) ma anche di un rifiuto e un disinteresse a migliorare.
Adesso ti prego di essere sincero sino in fondo, ti chiedo di darmi il tuo parere su alcuni vocalist dell’area campana:
Mario Mosca
Carmine Gottardo
Alessandro Granato
Ti rispondo alla James Senese, “M’è fatto ‘na domanda ‘nu poco cattivella!” .. Scherzo, certo che sono sincero, sono tre validi cantanti di stampo metal classico, che conosco da tempo, Alessandro credo sia il più giovane, conosco personalmente però di più Mario e Alessandro con i quali ho interagito più spesso.
Oramai le label del vecchio continente, sono quasi tutte al collasso e, purtroppo, non investono più molte delle loro striminzite finanze per puntare su giovani formazioni come la vostra, ma se ci fosse la possibilità, che tipo di sacrifici sareste disposti veramente a compiere, pur di vedere il vostro disco di debutto sugli scaffali dei negozi?
Beppe, per ora abbiamo pubblicato l’album a scopo promozionale per riviste e case di produzione e di distribuzione appunto per cercare un ingaggio almeno in una distribuzione, e, lo scopo della pubblicazione del promo ’09 fu analogo. Io credo che di sacrifici la band ne abbia già fatti tanti e in particolar modo io e luca che perseveriamo da anni con questo progetto.
Mal dovesse andare certamente non ci fermeremo, tuttavia qualche offerta l’abbiamo avuta, dobbiamo valutare il tutto, pazientare e confidare in recensioni e analisi costruttive del nostro prodotto che ci diano un pò di visibilità, ma per una band “sottoterra” nulla è prevedibile, abbiamo maturità e consapevolezza sufficiente per non costruire pericolanti castelli in aria come fanno purtroppo molte giovani e meno giovani bands, per poi, rimanere con un enorme palmo di naso.
Quale è il vostro rapporto con internet e con la rete estesa? Credi veramente che un mezzo di comunicazione come myspace sia veramente adatto per la promozione di una giovane compagine come la vostra?
Ma internet è un grande mezzo per la promozione di bands e artisti underground, direi davvero utilissimo, sono stato spesso contattato via myspace anche da case di produzione sia italiane che estere, webzines ed è tramite internet che si hanno anche le opportunità più interessanti.
E poi noi “giovane band” anche se tecnicamente vero mi fa strano ah ah ah .. Beppe caro io ho 35 anni (e non torneranno più, come disse Moretti nel film “Palombella Rossa”), quando pubblicammo “Unpunished..” avevo una ventina d’anni e a volte sembra sia passato un secolo.
Ricordo a proposito dei trent’anni anni, un numero di H/M del 1992 e c’era un’ intervista ai Megadeth, all’epoca pubblicarono l’album “Countdown to Extinction” con Dave Mustaine che diceva: io ho oramai 30 anni suonati!
All’epoca avevo 18, 19 anni, oggi mi fa strano ricordare quell’espressione.
Ok, capisco, quindi nell’oramai eterna diatriba web zine contro stampa cartacea, tu da che parte vi schierate?
Ovviamente sono per la stampa cartacea, ma anche in questo caso internet è servito per far si che nascessero molte webzines utili per far girare il nome di una band più facilmente rispetto al passato.
Certo, nello sterminato “universo” di internet ci sono delle buone webzines che s’interessano anche del mondo underground, ma capita anche che molti di questi portali o webzines siano troppo settoriali o adottano anche una politica clientelare discutibile o composte da persone che non dovrebbero assolutamente recensire materiale per la loro pochezza culturale, e molti di questi si prendono troppo sul serio credendo di essere giornalisti del THE TIMES, per dirne uno, ma libertà significa anche questo e alla fine, anche perché di recensioni strampalate ne abbiamo lette anche su carta, la professionalità prima o poi viene sempre a distinguersi da qualunque fonte provenga.
Prima di concludere, potresti darci dei ragguagli sul nuovo step discografico dei tuoi In Aevum Agere?
Sto registrando finalmente il full length album dal titolo: “The Shadow Tower”, i tempi non saranno brevi ma ce la metteremo tutta per pubblicare un prodotto valido e i presupposti ci sono tutti.
Siamo veramente alla fine, prima di concludere, potete ricordare ai nostri lettori quali saranno le vostre mosse future per la promozione del vostro cd da qui all’imminente primavera?
Aspettiamo d’esser distribuiti e di poter promuovere alla meglio il nostro disco, lo scenario è quello che è, e noi ne siamo consapevoli. Basta comunque avere pazienza e fiducia nei propri mezzi. Ciao e grazie a te Beppe dell’opportunità
Bruno Masulli
Intervista a cura di:
Beppe "HM" Diana