Ciao Michael e benvenuto sulle pagine di Hardn'Heavy, partiamo subito con la prima classica domanda, potresti riassumere le vicissitudini artistiche ed umane che vi hanno portato alla realizzazione del vostro nuovo full lenght album?
Ciao Beppe, innanzitutto ti porgo un sentito ringraziamento per lo spazio che ci dedichi e per la passione con cui segui le nostre vicende!
Il nostro primo full length album nasce dall'esigenza di fare un salto di qualità sia a livello compositivo/arrangiativo che come tipo di produzione.
Abbiamo voluto concretizzare con questo cd la volontà di affrontare una tematica impegnativa come la morte in modo molto personale e profondo, e legarla a quelle che per noi sono delle sperimentazioni stilistiche, come l'utilizzo dei sintetizzatori e soprattutto del coro virile.
Bene, parliamo per l'appunto della vostra ultima fatica discografica "Fit to Die", un disco che in un certo qual modo, conferma il discorso intrapreso attraverso il vostro precedente demo "The New Messiah", e porta avanti un percorso artistico che di questi tempi, molti definirebbero azzardato...
Come e' nato, stilisticamente parlando, il vostro approccio musicale cosi' naturale ed istintivo, rispetto a quello che attualmente la scena metal propone con maggior frequenza? Solo “colpa” del vostro background musicale, oppure la precisa volonta', unita al desiderio, di provare qualcosa vicino a certe sonorità old style?
Mi fa molto piacere che tu consideri il nostro approccio musicale in questi termini, perchè quando una cosa diventa istintiva significa che si appoggia a conoscenze completamente interiorizzate.
Il nostro background musicale è molto vario e comprende ascolti all'interno e all'esterno del metal; da qui la nostra volontà di fondere molte influenze che ben poco hanno a che spartire fra loro, come per esempio il metal classico e progressive e la polifonia di matrice novecentesca.
Non avendo la pretesa di inventare un nuovo filone del metal e non cercando di essere originali a qualunque costo, la nostra strada ci porta a rielaborare le basi secondo quella che è la nostra personalità, per creare una proposta musicale profonda e riconoscibile.
Si, capisco, infatti se dovessi descrivere a parole il terreno su cui musicalmente si muovono i Future is Tomorrow, direi, senza esitare un attimo, un power metal che fonde in se presente e passato...
Sei d’accordo con questa mia affermazione, e qual e' il tuo pensiero in merito?
Parlare di passato in questo caso è quantomai giusto. Quando mi capita di leggere in giro che molti musicisti famosi della scena metal ascoltano in realtà tutt'altro, ne capisco molto bene i motivi. Il metal è un genere musicale, ammettiamolo, piuttosto povero a livello di possibilità espressive e dinamiche.
Da qui sorge la necessità di ricercare all'esterno delle forme stilistiche che possano creare varietà e rendere questo genere più interessante. Il prog settantiano, la musica classica/sinfonica/operistica, ma anche il tanto criticato pop mainstream offrono un numero illimitato di spunti di riflessione che ci possono permettere di ampliare la nostra visione della musica e di comporre con un atteggiamento più libero e aperto alla realtà contemporanea.
Rispetto alle vostre precedenti prove in studio, a livello puramente compositivo, la band ha compiuto un passo in avanti davvero notevole, che, diciamolo pure chiaramente, non faceva di certo presagire ad un vostro ritorno sulle scene di questa portata...
Secondo te, che cosa davvero è riuscito a fare la differenza fra il vostro nuovo lavoro in studio ed i precedenti? Magari l'esperienza accumulata in tutti questi anni, un differente approccio nel songwriting, o cosa?
L'esperienza accumulata negli anni è stata sicuramente determinante. Nel 2003 siamo entrati per la prima volta in uno studio di registrazione e abbiamo pagato lo scotto di non saper ottenere il meglio da questo tipo di struttura.
Per questo motivo abbiamo scelto di registrare in casa il nostro secondo lavoro, e così abbiamo cominciato ad imparare a gestire tecnicamente la sonorità dei vari strumenti e come questa influenzi la resa degli arrangiamenti. Se si ha coscienza di come suonerà un'idea che si ha in testa una volta registrata, si compone automaticamente in modo diverso.
A questo punto siamo tornati in studio con il minimo della maturità necessaria a dare indicazioni più precise su cosa volevamo da queste registrazioni, e siamo soddisatti del risultato. Questo non vuol dire che abbiamo imparato tutto, anzi! E' molto stimolante trovare i propri limiti e lavorare costantemente per superarli.
Dall'altra parte c'è stata la volontà di comporre in modo lievemente diverso. Nella nostra formazione non compare un tastierista (e tantomeno un coro) ma abbiamo deciso che i sintetizzatori ci avrebbero permesso di ampliare considerevolmente le nostre possibilità.
E' divertente pensare che la prima volta che abbiamo ascoltato i pezzi con tutti gli strumenti è stato proprio alla fine del mixaggio di Fit to Die, ed è stata una sorpresa innanzitutto per noi, abituati come eravamo a sentire le canzoni in sala prove solo con due chitarre, basso, batteria e voce.
Ora che abbiamo intrapreso questa strada, il nostro approccio tenderà a variare e maturare ancora, per cui i prossimi lavori saranno delle sfide sempre più interessanti!
Senti Michael, sono molto curioso di sapere quali sono le tematiche delle liriche di brani come ad esempio “Awakening the Ghosts”, “Save us, Source of Mercy ” e soprattutto della title track... e sempre se non sono troppo invadente, c'è una qualche correlazione fra l'oscura copertina del disco ed il titolo stesso?
“Fit to Die” è la prima parte di un concept che tratta la morte in una prospettiva sociale. La storia si svolge durante un funerale, e il protagonista è il defunto. La sua "vista" si sposta dall'abside all'ingresso della chiesa, incontrando ed analizzando sia le figure tipiche di queste cerimonie (il prete, i convenuti che chiacchierano per i fatti loro) sia i suoi cari, di cui viene narrata la vicenda.
Il tempo è scandito dal coro virile che canta una messa da Requiem all'interno dei vari brani. La descrizione della storia è un po' troppo lunga per riportarla qui, ma spero di aver incuriosito abbastanza i lettori da indurli a iscriversi alla nostra pagina su Facebook (basta cercare Future Is Tomorrow), nelle cui note ci sono due scritti che trattano in modo approfondito le tematiche e i metodi compositivi di questo cd.
Il titolo dell'album deriva da un'idea di Pablic (il nostro chitarrista): Fit to die è la formula della condanna a morte delle corti americane, che indicano come l'imputato non sia obbligato a morire ma adatto a morire, in possesso cioè del QI necessario a capire il significato profondo della pena a cui verrà sottoposto.
Abbiamo trovato evocativo il fatto che questa frase comprenda anche l'acronimo del nome del gruppo, creando un piccolo gioco di parole.
Per quanto riguarda la copertina, il merito va a Davide Nadalin (Vision Divine, Threshold) che l'ha realizzata, traendo ispirazione dalla musica e dalle spiegazioni che gli abbiamo fornito. La prima volta che l'ho vista sono rimasto molto colpito, perchè era profondamente diversa da come l'avevo immaginata.
Osservandola attentamente mi sono però reso conto che Davide aveva capito esattamente il significato di questo album, e l'aveva reso graficamente come solo un professionista sa fare.
Come nasce di solito un brano dei Future is Tomorrow? Chi si occupa del processo di composizione? E' un vero lavoro di gruppo, oppure le idee vengono tutte elaborate da una sola persona?
Da dove traete l'ispirazione che poi vi permette di sviluppare una composizione?
In questo album il lavoro è partito dal concept, e quindi dal senso di ciò che volevamo esprimere. L'idea di fondo è partita da me ed è stata elaborata da tutti, poi Grave (il batterista) si è occupato di tradurre questa idea in 8 testi per altrettante canzoni. Il testo e la linea vocale innanzitutto, perchè un cantante parla con i suoi ascoltatori, e deve a nostro parere dire qualcosa di interessante e costruttivo.
Con i testi in mano ho cominciato a scrivere la musica e gli arrangiamenti, che sono poi stati affinati da tutti in sala prove. Questo lavoro da solo ci ha preso un anno e mezzo. Personalmente, mi capita spesso di guidare con i testi appoggiati al volante e cercare di canticchiarci sopra qualcosa; mentre guido sono sempre molto ispirato (prevengo la prossima domanda: non ho ancora fatto incidenti per questo!).
Capisco, dunque, dove e soprattutto chi si è occupato della registrazione del nuovo disco?
Gran parte delle registrazioni è stata effettuata presso i New Sin dell'ottimo Luigi Stefanini, grande professionista con cui abbiamo lavorato molto bene.
Le tastiere sono costate una notevole quantità di notti insonni nel mio studiolo casalingo smanettando con una notevole quantità di sintetizzatori, mentre per il coro voglio fare alcuni doverosi ringraziamenti.
Il primo in particolare al Maestro Luca Bonutti che mi ha permesso di coinvolgere parte del Coro Natissa di Aquileia (in cui canto e sono vice-maestro), il secondo ai coristi che si sono prestati a un mese di prove aggiuntive per imparare le partiture (alcuni prendendo appositamente ferie dal lavoro) e il terzo a Dario Caroli, consulente musicale della Rai e fonico esperto, che ha registrato l'esecuzione del coro per il cd.
Quindi mi pare di capire che per i Future Is Tomorrow l'uso delle nuove tecnologie siano più un aspetto positivo che negativo, è così?
Assolutamente sì. La tecnologia può offrire innumerevoli possibilità espressive, soprattutto se combinata ad un approccio più tradizionale ed "analogico".
Ok, quindi, adesso a mente fredda, secondo te "Fit to die" rappresenta fedelmente quelli che sono i Future is Tomorrow attuali, oppure in futuro dovremmo aspettarci dei cambiamenti stilistici sostanziali con un ipotetico prossimo lavoro?
"Fit to Die" rappresenta i Future Is Tomorrow appena usciti dallo studio di registrazione, pronti a metabolizzare l'esperienza appena fatta.
Il prossimo lavoro non è ipotetico ma già in lavorazione preliminare, e presenterà sicuramente un'evoluzione stilistica.
Quindi credi che musicalmente parlando avrete ancora modo di sviluppare ulteriormente il vostro stile, oppure l'evoluzione che adesso vi spinge ad andare avanti, e' destinata comunque a cedere il passo ad una formula musicale e compositiva ben precisa?
Le mani che scrivono, arrangiano e suonano sono le stesse, quindi ci sarà uno sviluppo coerente e riconoscibile, non credo sia opportuno snaturare del tutto uno stile che comunque ci piace e che sempre più persone apprezzano.
D'altro canto ci sono un sacco di cose che vorremmo sperimentare, come l'introduzione di suoni orchestrali rigorosamente analogici per fare da contraltare a sintetizzatori ancora più spinti.
Ovviamente tutto questo deve sottolineare le melodie vocali e il lavoro delle chitarre, sempre e rigorosamente heavy metal!
Ok, cambiando argomento, segui la scena metal nazionale? Se' si, quali sono i cinque lavori, e le cinque bands (rigorosamente underground) che maggiormente ti hanno colpito negli ultimi tempi, e perche'?
Sinceramente seguo la scena metal nazionale ma con meno assiduità rispetto agli anni passati.
In effetti, i miei studi mi hanno portato ad approfondire ascolti un po' lontani dal metal ed è da un po' che non mi dedico alla ricerca costante di nuove band da ascoltare come facevo anni fa.
Sono comunque molto colpito da diverse band in cui suonano buoni amici e che stanno ottenendo un meritatissimo successo.
Citando qualche esempio, mi vengono in mente gli Elvenking, protagonisti di una bella evoluzione stilistica, i Pathosray, che sono tutti ottimi musicisti e i cui pezzi ascolto sempre molto volentieri e i Delirium X Tremens, in questo momento impegnati in un interessantissimo concept sulla storia delle montagne in cui vivono, e che non vedo l'ora di ascoltare.
Michael, amico mio, siamo veramente alla fine di questa nostra lunga chiacchierata, prima di chiudere pero' volevo chiederti quali saranno le prossime mosse in casa Future is Tomorrow da qui all'estate, state pianificando delle date live a supporto del disco?
In questo momento siamo molto proiettati verso il prossimo disco, mentre portiamo a termine le attività promozionali di questo.
Stiamo instaurando rapporti con diverse persone che speriamo possano collaborare con noi alla realizzazione del nuovo cd, che sarà un progetto molto ambizioso e di cui svelo qui qualche dettaglio in assoluta anteprima.
Accantonata per un attimo la storia di Fit to Die, andremo a scrivere un concept autoconclusivo che tratterà della guerra sempre da una prospettiva sociale, prendendo le mosse da un'opera giovanile di Leopardi, i Paralipomeni della Batracomiomachia. Questo poemetto riesce ad essere tutt'ora di un'attualità sconcertante, ed è per noi una bella sfida riuscire a rendergli onore attualizzandone le tematiche.
Per quanto riguarda i live stiamo pensando a come creare uno show che sia anche visivamente diverso dal solito, ma per i dettagli a riguardo bisognerà aspettare ancora un po'.
Grazie mille per la tua disponibilita' e simpatia.
A questo punto lascio a te l' ultima parola.
Concludi come vuoi...
Caro Beppe, grazie a te per questa opportunità! Ancora una volta ti confermi un mito! Vorrei concludere invitando tutti i lettori a seguirci sul nostro sito (www.futureistomorrow.it), su myspace (www.myspace.com/futureistomorrow) e su Facebook.
Ricordo inoltre che chi volesse acquistare il nostro cd può farlo dal sito ufficiale oppure da CdBaby (www.cdbaby.com/cd/FutureIsTomorrow).
Support indipendent music!!!
Grazie a tutti per l'attenzione e... stay tuned for more... :)
Intervista realizzata da: Beppe "HM" Diana