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Underground Symphony - Special pt.2







WITCHUNTERS - ...And It's Storming Outside (US CD-002)
La nostra seconda parte dello speciale sull’Underground Symphony, si apre con la seconda release della label nostrana, ovvero il cd di debutto dei Witchunters, edito come la compilation in doppio formato, cd classico, edizione per collezionisti.
Storica formazione modenese in attività addirittura dal lontano 1982, la band, da sempre guidata dal talentuoso batterista Cesare Vaccari, era arrivata al contratto con la label alessandrina, sulle ali dei consensi ricevuti dall’advance tape del 1993, edito dopo la pubblicazione di altri due lavori da studio, l’ultimo dei quali, l’ottimo “Doomsday”, uscito all’epoca per la Fireball, sussidiaria all’omonima fanzine, che li aveva condotti a partecipare alla compilation vinilica “Surgery of power”, edita nientemeno che dallo stesso management padovano.
“...and It's Storming Outside”, questo il titolo del disco, è un lavoro che, ancora oggi, riesce a regalare le stesse emozioni elargite all’epoca, certo, riascoltandolo con una nuova cognizione, l’attenzione non può che focalizzarsi sulla tenera ingenuità di quei giorni, anche se, nonostante tutto e tutti, il platter presenta comunque dei punti cruciali che, nel lontano 1994, ben poche release di casa nostra potevano vantare, ovvero una produzione esemplare, ed un lotto ben cospicuo di valide composizioni, ben nove per l’esattezza, presentate con un piglio deciso da una formazione dedita ad un classic metal, impostato su tonalità anglofone, fra le quali spiccano il sofferto mid tempo di “In a borrowed time”, un piccolo capolavoro, l’opening track “The secrets”, incentrata su tonalità epiche e maideniane, l’heavy tout court di “Line of fire” baciata da uno splendido refrain, ed un guitar work perfetto, mentre a chiudere il cerchio, ci pensa la riuscitissima cover del classico rosso porpora “Strange kind of woman”.
Nonostante l’indifferenza di una stampa giornalistica sempre abulica, il disco ricevette dei buoni riscontri da parte di una certa frangia più calorosa del pubblico, tanto da ottenere richieste di distribuzione dalla Long Island tedesca, e dalla Brunette per il mercato giapponese.
Piccola postilla finale, qualche anno più tardi i Witchunters registreranno un nuovo master dal titolo “Different Univers” che, nonostante i buoni presupposti, purtroppo rimarrà inedito.
Maurizio: Si tratta di un disco al quale sono molto affezionato avendo rappresentato il primo contratto che ho firmato con una band per la pubblicazione di un full-lenght. Purtroppo all'epoca della sua uscita il disco fu abbastanza ignorato dalla critica e dai fans anche perchè in quel periodo il poco metal italiano esistente era indirizzato prevalentemente nel settore prog metal. Un disco vero, sincero, suonato da ragazzi da sempre legati al puro Heavy Metal. Da segnalare che il disegno originale di copertina aveva delle tonalità molto più accese, sbiadite nel risultato finale a causa di un maldestro operato della tipografia che realizzò il lavoro.






EVIL WINGS - Evil Wings (US CD-003)
Ho ascoltato questo disco fino a consumarlo!!! Non conoscevo il trascorso artistico dei lariani Evil Wings, ma dal momento che sono entrato in contatto con questo masterpiece, è stato amore a primo ascolto.
Era il 1995, l’anno del boom del progressive metal in cui, anche alle sagre di paese, potevi trovare una giovane compagine nostrana, dedita nella riproposizione di schemi musicali portati in auge dagli allora osannati maestri americani Dream Theater, un periodo in cui la scena progressiva nostrana stava vedendo il prolificare di un numero impressionante di ottime formazioni come Black Jester, Asgard, Athena, Mystere de Notre Dame e gli Evil Wings, naturalmente.
Una formazione questa che, a ben vedere, si allontanava sensibilmente dal manierismo metallico dei colleghi sopra elencati, andando alla riscoperta delle proprie radici musicali legate a doppio filo con alla corrente prog rock di maestranze come Rush, Marillion o degli stessi Genesis, quelli del primo periodo, naturalmente, in un connubio di suoni che cingeva in un unico abbraccio, partiture sinfoniche, accelerazioni tipicamente legate all'heavy sound, ed atmosfere più soffuse e dilatazioni di natura progressiva.
Un disco veramente unico il loro primo vagito omonimo, pura classe cristallina e competenza tecnica, asservite ad un versante compositivo quasi regale, imperniato su soluzioni melodiche veramente ad effetto, in cui la soavità e la leggiadria di brani intensi come ad esempio la sognante “Fairies”, o la più concreta “Mistress of the sea”, ben si amalgamano alle soluzioni intricate e cervellotiche di piccole suite come l’eccezionale “Behind the sky” o di “Enigma” che nei suoi sedici minuti si dimostra essere puro magma sonoro.
Produzione esemplare, art work semplice ma geniale, in fondo siamo tutti delle pedine nello scacchiere infinito che è la vita, completano questo piccolo capolavoro, il cui riconoscimento internazionale aprirà le porte per l’ascesa fra i nomi che contano per la label nostrana.

Maurizio: Quanti ricordi mi legano a questo disco! Si è trattato della prima ed unica volta in cui ho assistito quasi per intero alla registrazione del master, avvenuta in uno splendido studio in provincia di Bolzano ai piedi delle Dolomiti. E' stata una avventura splendida durante la quale ho condiviso con i ragazzi del gruppo e dello studio l'emozione della realizzazione di questo grande album.
Devo dire grazie a questo disco che, ottenendo risultati di vendita veramente insperati per quel periodo, permise alla mia etichetta di crearsi un buon nome nel panorama metal internazionale.
 




WHITE SKULL - I Won't Burn Alone (US CD-004)
Una scommessa vinta in partenza? In parte, anche perché all’epoca le formazioni che potevano contare sull’apporto di una lead vocalist femminile, erano veramente poche, da noi poi, si potevano contare veramente sulle punte di una mano!!!
Si, il disco dei White Skull da Vicenza, rappresentò all’epoca qualcosa di veramente “diverso” dal solito debutto sulla lunga distanza, sia perché, come dicevamo, le metal singer erano una qualità veramente rara, sia perché il genere musicale nel quale la band si esprimeva, era qualcosa di vicino ad un heavy metal d’impostazione classica, e di tipica estrazione teutonica, che avvicinava sensibilmente i nostri a quanto proposto in passato dai compianti Warlock della leader Doro Pesch.
Con alle spalle due ottime demo, ed altrettante partecipazioni su alcune compilation dell’epoca come “Area Sismica” e “Nightpieces IV”, grazie anche agli ottimi riscontri del loro “Save the planet”, secondo lavoro in studio, che si trascinerà ben quattro estratti ripresi per la pubblicazione del loro debutto, registrato e co-prodotto dalla stessa band ai New Sin studio’s di Loria sotto la super visione del guru Luigi Stefanini.
Avvolto dalla splendida copertina ad opera del mago Diego Ferrarin, da qui in poi il disegnatore ufficiale dei nostri, “I Won't Burn Alone” si impernia lungo dodici ottime composizioni, edificate su chitarre affilate come lame di rasoio, grazie al duro lavoro della coppia Max Faccio/Tony Fontò, sulla terremotante sezione ritmica formata della coppia Alex Pozzato/Sandro Mantiero, nonché sulle suadenti vocals dell’avvenente Federica De Boni, abile a sottolineare sia i brani più pacati, intimisti e d’atmosfera, come nel caso della sofferta “Someone call it love”, e della delicata “Pray”, che quelli carichi di energia adrenalinica come nella dirompente title track, metallo fuso che sgorga dalla’altoforno, di “Mama”, o della stessa “Save the planet”, memorabile il riffing portante di questo brano, episodi che riprendono i dettami dei maestri del passato, e li rendono più attuali, aggiungendoci naturalmente quel tocco di personalità che, di li a poco, avrebbe portato la band nel rooster delle etichette più rinomate del vecchio continente.
Il primo vagito di una lunga carriera che, fra alti e bassi, si protrae ancora oggigiorno.

Maurizio: Una delle mie più grandi soddisfazioni. A quell'epoca i gruppi con voce femminile erano rarissimi e gran parte dei metallari manifestavano una certa avversione nei confronti di questo tipo di bands.
Molte persone mi hanno deriso quando ho firmato il contratto con i White Skull e qualcuno aveva addirittura pronosticato un flop pazzesco. Gli eventi hanno invece dimostrato il contrario!




LABYRINTH - Piece Of Time (US CD-005)
Impossibile!!! Già, impossibile che una band con un suono così professionale, con un look curato ed una presenza scenica di tale portata, potesse arrivare dall’Italia, eppure...
Eppure si, dietro a quei soprannomi dalle assonanze nordiche, dietro ad un lavoro d’artwork futurista, si celava l’animo e la passione di una formazione di casa nostra, edificata attorno all’apporto di cinque giovani musicisti che, finalmente, non mostravano più quel timore referenziale nei confronti dei loro colleghi d’oltralpe più affermati, anzi, riuscivano ad osare, rendendosi autori di un heavy metal d’impostazione e concezione moderatamente moderna, che riusciva ad inglobare in un unico tessuto sonoro, l’aggressività propria dell’US Metal, e la propensione melodica e la ricercatezza per gli arrangiamenti, sempre più sofisticati, degni di un certo prog metal d’autore, proprio come se Crimson Glory, Sanctuary, Queensryche e Conception, fossero invitati in un'unica stanza a prendere parte ad una intensa jam session.
Solo quattro brani per questa sorta di antipasto sonoro, che precederà di li a poco il capolavoro “No limits”, ma che brani oserei dire, una summa di quanto di meglio la scena musicale mondiale poteva proporre all’epoca, su tutti una menzione a parte se la meritano sicuramente l’esplosiva “In the shade”, che sembra quasi una ghost song del capolavoro “Transcendence”, e la successiva “Call me”, incentrata su partiture più progressive ed articolate.
Il successo di massa, così come quello commerciale, era già alle porte....
Piccola curiosità, le prime copie della prima tiratura del mini in questione, presentano il retrocopertina stampato al contrario rispetto all’edizione normale, cercatela se avete tempo, potrebbero valere una fortuna.

Maurizio: Il disco che mi ha spalancato le porte del mercato musicale internazionale, permettendomi di arrivare con numeri di vendita interessanti anche sul mercato giapponese, grazie soprattutto al lavoro di promozione svolto dal mio distributore di quel periodo, la Lucretia Records.
Ancora oggi non ho dubbi nell'affermare che il ritornello del brano che dà il titolo al disco, è quanto di più irresistibile dal punto di vista commerciale che sia mai stato pubblicato dalla mia etichetta.
Si potrebbe scrivere un libro sulle vicende che hanno portato alla firma del contratto con la band. Ricordo sempre con grande piacere la prima volta che incontrai la band al completo nella mia piccola sede di allora.
Il gruppo stava ritornando da un concerto, mi pare in Trentino Alto Adige, e passò a trovarmi con tanto di fidanzate al seguito. In tutto fra membri della band, fidanzate ed amici miei che volevano incontrare il gruppo, ci siamo trovati in un numero esagerato di persone in pochissimi metri quadrati. Nessuno di noi in quel momento poteva immaginare quello che poi sarebbe accaduto ai Labyrinth, capaci in futuro di ottenere un successo a livello internazionale che pochi altri gruppi italiano sono riusciti a raggiungere. A differenza di quanto mi è successo con molti gruppi che hanno inciso per me, ancora adesso sono in contatto e in buoni rapporti con alcuni membri della band anche se la nostra collaborazione dal punto di vista professionale è durata relativamente poco.









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Pubblicato su: 2010-03-28 (425 letture)

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