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Underground Symphony - Special pt.1





“Contro tutti e contro tutto”, si apriva con queste parole il trafiletto/intervista apparso un vecchio numero di Metal Shock nell’aprile, se non ricordo male, del 1994, curato dal maestro Della Cioppa, e che sanciva in via del tutto definitiva ed ufficiale, la nascita dell’Underground Symphony, etichetta di Novi Ligure da sempre curata amorevolmente dall’amico Maurizio Chiarello che, appassionato dopo aver letteralmente “dissipato” un intero patrimonio in dischi, per lo più acquistati d’importazione, decide di investire gran parte dei suoi risparmi personali, in un grande sogno, più che altro una chimera per quegli anni, nel tentativo di riuscire a creare qualcosa di realmente concreto per una scena musicale nostrana che, fino a quegli anni, era rimasta nel limbo della mediocrità di poche e semplici label, interessate ad un tornaconto personale, più che all’interesse delle band stesse.
Erano gli anni del grunge, del ritorno in auge del neo punk, un periodo in cui, portare avanti certe idee e certe iniziative, voleva dire avere veramente fegato, e quella passione innata che, lo vogliate o no, ha sempre mosso i passi di questa piccola grande realtà di casa nostra.
Dedicare uno speciale per i quindi anni, e ripeto quindici anni, di attività della label piemontese, ci sembrava il minimo, sia per l'amicizia che da anni ci lega al "boss" dell'etichetta, sia per rendere omaggio al suo operato che, negli anni, è servito da veicolo per altre piccole label italiane, ed in un periodo in cui i magazine si sperticano le mani per promuovere l'operato di etichette con appena 4 dischi alle spalle, chi invece ne ha più di cento, avete letto bene, rimane sempre e comunque emarginato.
Ma si sa, questa è la scena musicale tricolore dove se compri spazi pubblicitari sui giornali, conti veramente qualcosa, altrimenti.......beh, ci siamo capiti, no?
Bando alla ciance, ripercorriamo a ritroso l'operato dell'etichetta, partendo sin dal suo primo vagito.
 




Uunderground Symphony - Artisti Vari (US cd-001)
Il primo step ufficiale della neonata label di Novi Ligure è, come nella migliore delle tradizioni delle etichette che si rispettino, una compilation che riassume nel suo interno il meglio che l’allora scena musicale tricolore aveva da offrire.
Sormontato dall’imponente art work ad opera di Francesco Gaballo, che da qui in poi diventerà il logo ufficiale della label piemontese, il cd in questione, uscito anche in una versione extra lusso con copertina stile vinile, ma contenente al suo interno un cd, raccoglie dodici brani presentati da altrettante formazioni nostrane, scelti con una meticolosità tale che, ad ascoltarle dopo tutti questi anni, sembra quasi di sentire il lavoro di debutto di una sola formazione di quelle chiamate in causa in questo primigenio vagito discografico.

Madsword – My lying city
Ad aprire le danze ci pensano i triestini Madsword, autori sino ad allora di due demo tape incentrate su sonorità classiche, stiamo parlando del “Promo ‘91” e del seguente “Now or never” dal quale è tratto il brano in questione che, in verità, presenta già quelle assonanze artistiche vicine sensibilmente a quel metal progressivo che evidenzierà le principale mosse artistiche della band del chitarrista Gianni Guerra, da “Evolution” al capolavoro “The Global village”, fino a questo momento il vero canto del cigno per la band nostrana.

Evil Wings – In the dreams
Si rimane sempre su sonorità progressive con i lariani Evil Wings, artefici di uno splendido disco di debutto, che ci presentano una versione demo di “In the dreams”, ripresa poi alcuni mesi più tardi in una versione riveduta, in un perfetto connubio di frizzanti accelerazioni metalliche, e partiture più atmosferiche, condite dall’immensa classe del leader Franco Giaffreda, qui presente nelle duplici vesti di cantante/chitarrista, che legano in un unico abbraccio artistico, la classe dei Rush, e la potenza devastante del metallo rovente dei primi anni ottanta, in maniera quasi simbiotica.

Acacia – Funeral of the state
Grandissima band palermitana, gli Acacia del simpaticissimo Martino Lo Cascio, chitarrista e compositore, potevano essere una brillante realtà del panorama musicale nostrano, ed invece sono finiti per diventare un grande rimpianto per tutti noi appassionati. Un brano intenso e teatrale, “Funeral of the state”, dedicato agli omicidi Falcone/Borsellino, omonimo brano del loro terzo demo, ci presenta una formazione molto vicina al sound dei maestri di Seattle Queensryche, ascoltate le scansioni vocali del vocalist Sandro Amoroso, che purtroppo non parteciperà alle sessioni di registrazione del piccolo capolavoro “Deeper Secrets”, e mi saprete dire, in una escalation compositiva, che ha proprio nel sofferto bridge centrale, il suo apice qualitativo, fra chitarre acustiche e voce sofferta e drammatica.

Glory Hunter – Walls of silence
Altra big band presente all’interno di questa compilation, i ternani Glory Hunter qui alle prese con la splendida “Walls of silence”, anche questa title track del loro terzo demo da studio, che ci mostra una band matura, fotografata sicuramente nell’apice di una maturità artistica che, di qui a qualche anno, si tramuterà nell’indimenticabile “Ulysses day II”.
Un brano se vogliamo coraggioso che, attorno ad una sezione ritmica che verte su scansioni funky, riesce ad innestare delle architetture progressive metal, che colpiscono più per l’intensità e le atmosfere quasi soffuse, che per la carica travolgente, che comunque non manca, in un escalation di emozioni ed avvolgente passione.

All Souls Days – A Mortal Day
Prima delle due band veronesi qui presenti, la seconda sono gli storici Epitaph, formazione nella quale ha militato Andrea Picchi, chitarrista da sempre master mind di questa formazione che, naturalmente, non tradisce le contaminazioni doom metal dei concittadini, e ci presenta un brano sulfureo e rallentato, puro magma sonoro, molto più vicino a formazioni seminali come Saint Vitus ed Obssesed, reso ancora più avvolgente dalla prestazione intensa di un ottimo Alberto Caria, sempre e comunque sugli scudi.

Skanners – Metal Party
Il vero fiore all’occhiello di questa compilation, è naturalmente rivestito dai bolzanini Skanners, qui fotografati in un momento di “transizione” artistica, con una versione demo dell’anthem “Metal Party”, poi presente sul contraddittorio “The magic square”.
Registrata addirittura in Germania, questa versione del classico della coppia Pisoni/Tenca, si ricollega più al versante class metal/hard rock, che al proto power metal che scandirà le mosse successive dei nostri, da ascoltare.

Last Warning – Faith and Misery
Storica formazione di Udine, gli ottimi Last Warning hanno sicuramente raccolto meno di quello che hanno seminato, riuscendo a non perdere mai la fiducia nelle loro qualità artisiche, e questo grazie anche ad uno stile musicale molto articolato e stilisticamente improntato su un progressive metal elitario, proprio come si evince dall’intensa e sofferta “Faith and Misery”, tratta dal loro demo di debutto “Bloody dream”, brano che verrà incluso nel debutto “From the floor of the well” uscito per la tedesca WWMS, il cui motto “music is intelligence”, ben si addice alle qualità della formazione friulana in questione.

X-Hero – The sign of sacred cross

Altro pezzo da novanta, i vicentini X-Hero del talentuoso vocalist Mirko Galliazzo, dopo un’intensa attività musicale, un numero impressionante di demo, ed un album storico, si presentavano per l’occasione con uno dei loro brani più avvolgenti, che fotografa la band alle prese con un heavy metal ora più epico e crepuscolare, ma sempre e comunque multiforme e che, sin dal titolo, non può che ricordare i Black Sabbath più ispirati.

Zess – Officium Tenebrarum
Oscura formazione ligure, la prima a rivelare il talento artistico del carismatico Mercy, futuro Malombra, Il Segno del Comando ed Helden Rune, gli Zess all’epoca, pur non avendo pubblicato niente di ufficiale, erano una delle cult band più rinomate della scena tricolore, e questo grazie anche all’ottima verve compositiva della band, sempre alle prese con un doom metal tetro e nero come la pece, giocato su atmosfere soffuse, quasi al limite della dark wave, che colpiva l’animo dell’ascoltatore, passaggio dopo passaggio. La band si separerà nel 1998 dopo la triste scomparsa del bassista Massimo Costa.
Nel 2004 i vecchi master delle registrazioni della band, verranno incluse nella raccolta postuma “Et in arcadia ego” sentito omaggio al musicista scomparso.

Wyvern – Ice Guardian
Si, senz’ombra di dubbio “Season of power” dei parmensi Wyvern, è sicuramente una delle più belle demo mai ascoltate in quel periodo, e potevano mancare mai gli storici metallers ducali nella compilation dell’Underground Symphony?
Esatto, ed è proprio con il brano migliore del lotto, quella “Ice Guardian” che ci mostra i cinque emiliani distanti anni luce dal classic metal dell’album d’esordio, qui alle prese con un power metal dalla forte impostazione speed metal, scandito dall’ottima performance della coppia Tinello/Bonaccorsi, da sempre instancabile motore di una band che, nonostante le difficoltà attraversate, è sempre stata fra le più attive e presenti all’interno di un’allora giovane scena che stentava veramente a decollare.

Hotline – Lines of the nite
Misconosciuta formazione bergamasca, gli Hotline sono stati gli unici del lotto che, fino a questo momento, hanno lasciato poche testimonianze del loro passaggio.
In realtà la formazione lombarda riuscì a pubblicare un cd auto prodotto nel 1995, pagato all’epoca la bellezza di 25 mila lire, ma la scelta del cantato in lingua madre, si associava ben poco con il loro hard rock classico incentrato sulla chitarra del bravo Manuel e sui richiami alla scuola inglese di Deep Purple/Whitesnake e Rainbow, proprio come la loro “Lines of the nite” lascia intendere, peccato, un vero peccato.

Epitaph – Beyond the mirror
Dulcis in fundo….gli amati Epitaph da Verona.
Chi ci segue da tempo, conosce la nostra personale predilezione per questa band ritenuta, a torto o a ragione, come una delle massime espressioni in campo doom metal nazionale, e “Beyond the mirror”, tratta dal capolavoro “Mental Walls” ne è la più lampante testimonianza, un brano giocato fra richiami classici, cadenze più rallentate ed atmosfere dal sapore enigmatico, ne fanno uno degli episodi più riusciti del lotto.

Per rendere più appetibile questo special, abbiamo chiesto allo stesso Maurizio Chiarello alcuni ricordi ed alcuni aneddoti legate alle sue uscite discografiche.

Maurizio: Sentimenti contrastanti mi legano a questo primo disco. Da un lato il ricordo di momenti bellissimi anche se pieni di incertezza. Era la mia prima produzione, in un periodo in cui il metal italiano era in fase embrionale, e per me rappresentava come un salto nel vuoto. Ricordo tutte le problematiche riguardanti la grafica del CD, all'epoca nella piccola città in cui vivo era impossibile trovare un grafico, per cui tutto il lavoro è stato fatto con l'aiuto dei miei amici, chi con riga e squadra sistemava il logo delle band, chi, un po’ più pratico nell'uso del computer, cercava di sistemare al meglio le foto e i testi.
Paradossalmente, è stato molto più semplice scegliere i gruppi da inserire nella compilation in quanto ho contattato direttamente la maggior parte delle bands che mi sembravano più idonee, e alla fine i pochi esclusi sono stati determinati soprattutto dalla minore qualità audio del loro brano. Nella compilation originariamente avrebbero dovuto esserci anche i Witchunters ma, considerando che, nel frattempo, avevano registrato il master dell'album d'esordio, abbiamo optato di liberare “spazio” per una ulteriore band, e di pubblicare quasi in contemporanea il CD d'esordio della band modenese.
Purtroppo questo disco rappresenta per me anche il ricordo indelebile di una grande tragedia. Nel CD sono presenti gli Zess, cult band genovese comprendente Mercy dei Malombra. Il bassista degli Zess era un mio caro amico, Massimo Costa, che vedevo spessissimo anche perché abitava a pochi chilometri da me.
Quando Massimo ha saputo della compilation che stavo preparando, ha convinto il resto della sua band, che in quel momento era in una specie di stand-by, a registrare un brano appositamente per il mio disco, e il risultato finale è stato "Officium Tenebrarum", a mio avviso un capolavoro di doom. Massimo è stata una delle persone che più ha condiviso con me le fasi della preparazione e della pubblicazione della compilation.
Non riesco a togliermi dalla testa quel maledetto lunedì di Novembre 1999, quando mia madre al telefono mi disse che, in un telegiornale di una TV locale, avevano appena dato la notizia della morte di Massimo in un incidente stradale a pochi chilometri da casa. Faceva il tassista, morì a 33 anni lasciando la moglie e un figlio piccolissimo.
Sono trascorsi più di 10 anni dal giorno del suo funerale, ma ho ancora impresse nella memoria le immagini mie, dei miei migliori amici, di Mercy e Diego, i suoi compagni negli Zess, che al funerale ci guardavamo in faccia attoniti e increduli di quanto era accaduto.
Tornando alla compilation, la soddisfazione più grande che ho avuto, è stata quella di constatare che, a differenza di quanto succede in molti casi analoghi, quasi tutti i gruppi partecipanti, prima o dopo hanno avuto la possibilità di pubblicare un full-lenght.









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Pubblicato su: 2010-03-28 (375 letture)

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