
Un’altra di quelle formazioni seminali che hanno popolato la scena musicale metallica nostrana sono stati senz’ombra di dubbio i Velenha, band che sicuramente in pochi ricorderanno, assorta all’epoca agli onori della cronaca soprattutto per la presenza dietro al microfono di Mario Granato, cugino del compianto Yako De Bonis, sfortunato e storico singer degli Steel Crown, i quali solcarono con un certo successo underground i palchi del nord del nostro paese, lasciando ai posteri due splendide demo tape intrise di composizioni pregne di una vena artistica che, a ben tre lustri di distanza, con ci lasciano sicuramente indifferenti.
Provenienti dall’area geografica bresciana, più precisamente da Rovato, una zona da sempre infestata di ottimi musicisti, basti pensare agli altrettanto sfortunati Maxx Dolls ed Inviolacy, la formazione nostrana dicevamo, inizia la sua avventura come quartetto, e con una line up di questo tipo, si auto produce la registrazione del seminale “Dream of day gray”, un lavoro costato ai nostri ben due anni di intenso lavoro da studio, tanto che, nelle quattro composizioni originali, più la cover rivisitata della celebre “Paradise” di Aldo Nova, i nostri riescono a riversare tutto il proprio amore per certe sonorità tanto care ad un certo heavy metal di estrazione tipicamente classica che, sempre più spesso, si tinge e si colora di evoluzioni armoniche più consone ad una concezione hard rock di chiaro stampo americano, fra cori catchy ed evoluzioni strumentali più tecniche e sofisticate, che riescono a lasciare il segno anche per quell’espressività tipica di una certa vena progressiva di fondo che, alcune volte, vedi il caso della drammatica “Walk in the dark side”.riesce davvero a prendere il sopravvento.
Splendida l’opening track “Lost and confused” un episodio pregno di una drammaticità da far accapponare la pelle, un sentito omaggio nel ricordo del compianto singer triestino, nel quale la band riesce veramente a far rivivere quelle cadenze tipicamente classiche di certi Steel Crown di brani come ad esempio “A man without friends”, e nel quale il buon Mario Granato, con una prestazione da brividi, incarna alla perfezione le parti che furono del cugino, dando il la ad una prestazione che ha proprio nel crescendo emotivo l’apice qualitativo di tutto il lavoro, anche se, è bene ribadirlo, l’hard rock viscerale ed atletico di “You’ll try to forget”, con i suoi cori ammiccanti e le sue cadenze da Sunset Boulevard, non lasciano sicuramente inermi, grazie anche all’estenuante lavoro alla sei corde di un Marco Stucchi indubbiamente ben preparato e in grado di reggere da solo sia le parti soliste che quelle ritmiche, come ben evidenziato lungo lo scorrere di brani dal potere esplosivo come la title track “Dream of day gray” che assembla tecnica e gusto compositivo in un coacervo di sonorità che si abbeverano alla fonte class metal statunitense di formazioni ben più rinomate come Lion, Dokken e Legs Diamond, anche se, il duro lavoro dei nostri, viene in parte penalizzato da una produzione low-fi che risente di una qualità non proprio all’altezza delle potenzialità stesse dei nostri .

Passeranno ben quattro lunghi anni prima di riascoltare ancora una volta su nastro la formazione bresciana in questione, anche perchè il tanto atteso follow up della band, il mastodontico “Big Time”, vede la luce proprio nell’aprile del 1994, presentato da una compagine arricchita dall’inserimento di una seconda ascia, l’ottimo Angelo Forciniti, e che, in questa nuova release da studio, si rende invece artefice di un solido power metal di estrazione statunitense, nel quale comunque la vena melodica rappresenta ancora una volta un cardine imprescindibile, abbstanza vicino come concezione a certi Vicious Rumors e Metal Church, costruito su ritmiche potenti e chitarre affilate come rasoi, il tutto evidenziato da una sezione ritmica sempre precisa e chirurgica, in un compendio di cinque brani ancora una volta di ottima fattura, impreziositi questa volta da una produzione esemplare, ottenuta ai Sound Lab Studio di Mantova, fra i quali spiccano per dinamismo e per meticolosità di esecuzione, alcuni fra le composizioni migliori ascoltate in questo genere dalle nostre parti, frsa le quali una menzione a parte se la merita sicuramente la martellante “Scream of Rage”, tecnicamente perfetta, potente ed al contempo deflagrante, in cui i nostri si dimostrano fieramente debitori della formazione del buon Geoff Thorpe in tutto e per tutto, sia sul piano puramente musicale che su quello squisitamente compositivo.
Più tacitamente legata ad un verbo power/thrash metal sembra essere invece “Cannibal Eyes” veloce e guizzante nel suo incedere tumultuoso, splendidi i fraseggi di chitarra della coppia Stucchi/Forciniti che si scambiano convenevoli lungo i quattro minuti scarsi di durata del brano, mentre se ad aprire le danze troviamo la title track “Big Game” legata a cadenze di estrazione tipicamente classic metal, a chiudere il demo ci pensa “Sad Human Race” con le sue digressioni in territori consoni ad un certo bay area sound, primi Faith or Fear meets Forbidden meets Exodus, impreziosita da accenti ed armonizzazioni chitarristiche sicuramente non di secondo piano.
Che dire, anche per i Velenha purtroppo il futuro non seppe riservare degli ottimi auspici anche perchè per una band come questa, il mercato discografico dell’epoca, prima metà degli anni novanta, non aveva da offrire grandi chance, “Big Game” è e resta l’ultima opera incompiuta della formazione bresciana che, ben più di un rimpianto ha lasciato nei cuori degli amanti di certe sonorità dannatamente vintage, ed anche quando, il buon Mario Granato è tornato sulle scene una decina di anni più tardi con i Solid Noise, sorta di big band che raccoglieva nel suo interno membri di Cadaveric Crematorium e Trauma, quell’amaro in bocce dal poteva essere e non è stato, non si è ancora riuscito a mitigare!!!
Un nome di secondo piano quello dei Velenha, naturalmente da non sottovalutare!!!
Demografia:
Dream of day gray – 1990
Big Game - 1992
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.orgUn Ringrazimento particolare a Sergio Nardelli di Metallo Italiano!!!