
Spesso, mi sono trovato a girovagare sui vari siti internet così detti specializzati alla ricerca di notizie e nozioni su questa o quella formazione legata alla scena metal tricolore del passato, desideroso più che altro di arricchire un bagaglio di conoscenze personale tendenzialmente abbastanza lacunoso, con il mesto risultato di ritrovarmi con un pugno di mosche e niente più, anche perchè, purtroppo, a parte i soliti nomi più grossi, nessuno si è mai preso la briga di andare a scandagliare nell’underground nostrano alla ricerca delle band minori e delle loro release ufficiali, proprio come se, alcuni musicisti non fossero mai esistiti.
Ecco da che cosa nasce questa nuova sezione “The Tape Years”, proprio dalla voglia quasi smaniosa di portare a conoscenza, di chi ne sente l’esigenza, dei nomi di formazioni forse a torto considerate di seconda fascia, zona retrocessione, ma che, nel loro piccolo, hanno comunque lasciato il segno con la pubblicazione di nastri amatoriali, o a volte anche molto professionali, riuscendo a mettere in evidenza una passione ed un amore per la musica che, a volte, ha rappresentato il solo veicolo di comunicazione di un disagio giovanile da più parti trascurato.
Iniziamo questa sorta di carrellata nostalgica parlando dei cult heroes Crystal Lake formazione seminale che poggiava le sue basi nell’hinterland di Cuneo, raccogliendo giovani musicisti di paesi limitrofi come Bra, Savigliana e Verzuolo, accomunati oltre che dalla passione per il sano heavy metal, anche di quella per il cinema così detto slasher, genere portato alla ribalta proprio da quel “Venerdì 13” e dal suo personaggio principale, il buon Jason Voorhees che, proprio nel campeggio di Camp Crystal Lake, si renderà artefice della prima mattanza di giovani indifesi, poi resa famosa proprio da quella prima pellicola, i cui tratti, come noterete, vengono ben evidenziati sullo stupendo lavoro d’artwork che circonda il demo di debutto dei cinque musicisti piemontesi in questione.
Registrato nel lontano 1990 nei celeberrimi Dracma Studio’s, e prodotto dal deus ex machina Tino Paratore, già tecnico del suono per Techrome, Boken Glazz fra gli altri, il demo di debutto dei Crystal Lake, ci presenta una formazione alle prese con un heavy metal intricato portato alla ribalta da una formazione che, nonostante la giovane età, riesce a mettere in risalto una buona caratura tecnica, nonchè un’inventiva ben radicata nel proprio ego artistico, influenzato da una matrice speed metal vicina per concezione ad un versante più teutonico fra reminiscenze di Helloween prima maniera, Rage e Mania soprattutto, in un’alternanza di ritmi serrati e chitarre armonizzate, proprio come ben evidenziato sulla traccia di apertura “The Sky’s Limit” che sembra quasi uscita fiori dalla penna del duo Weikath/Hansen, quelli del periodo “Wall of Jerico”, con una formazione che si prodiga ala meglio delle proprie possibilità all’interno di un tour de force musicale sorretto da una vena epica di fondo che, naturalmente, ne caratterizza l’incedere incalzante.
Solo dei timidi epigoni? Non ne sono completamente convinto, anche perchè all’epoca, ben poche formazioni in Italia potevano contare sul dinamismo di una sezione ritmica eccellente come quella dei nostri, o su di un versante compositivo che, nonostante poggiasse le sue basi attorno al lavoro massacrante di una coppia d’asce compatta come quelle della coppia formata dal funambolico Jay Jay Storm e da un indemoniato Rich Pattavino, potevano contare su un vocalist veramente degno di rispetto come il buon Rich Pattavino, artefice di una prestazione stupefacente che, su episodi più atmosferici come la drammatica “The voice of time”, veramente intensa e da brividi, ma soprattutto su quelli più veloci ed incalzanti, come ad esempio l’auto celebrativa “Crystal Lake”, sicuramente fra gli episodi più significativi dell’intero lavoro, dicevamo, riusciva a tirare fuori delle prestazioni canore da far accapponare veramente la pelle.

Un lavoro di debutto che, oggi come oggi, meriterebbe sicuramente una seconda chance, sono sicuro che riuscirebbe a stracciare la maggior parte delle uscite minori odierne, anche se, purtroppo all'epoca, ai nostri non portò molta fortuna, tanto che dopo un assestamento a livello proprio di line up, segnato dall’abbandono del batterista Umberto Manissero, ma soprattutto dall’addio dell’ottimo Roby Coda, uno dei due fondatori della band, lo ritroveremo anni più avanti negli Alcolica tribute band dei ben più noti Metallica, i Crystal Lake fanno cerchio attorno allo zoccolo duro della band e, trovato un degno sostituto dietro le pelli, con l’arrivo dell’enigmatico Costa, la formazione ridotta ora a quattro elementi, si rinchiude nuovamente negli studi della Dracma Records di via Banfo, e porta alla luce il suo secondo vagito discografico “The Invisible Parade” titolo che, ad anni di distanza, sembra quasi profetico, e che vede il suono della band indurirsi maggiormente verso lidi di matrice più prettamente statunitense grazie ad un US Metal tendenzialmente più vicino ad una corrente thrash metal più che al power metal vero e proprio, nel quale il gruppo riesce a tirare fuori la sua rabbia repressa, macinando una serie incedibile di riff devoti al più scatenato pogo di massa, relegando le partiture più melodiche, in una zona marginale, portando a termine un vero e proprio assalto all’arma bianca, condotto con sagacia e in maniera quasi cinica, da una compagine segnata dagli abbandoni, e per questo molto più cattiva e determinata, bramosa quasi di rivincita, tanto che ad ascoltare l’opening track “What the thunder said”, sembra veramente di avere a che fare con un’altra formazione.
Rabbia, determinazione, ma soprattutto tecnica e voglia di lasciarsi alle spalle un primo lavoro che sembra quasi un vecchio e bieco ricordo ingiallito, anche perchè i Crystal Lake di questo secondo tape suonano molto più metallici dei vecchi, ma soprattutto riescono a mettere in mostra una maturità raggiunta in appena due anni di distanza dal precedente nastro, nel quale, a colpire nel segno, sono soprattutto i testi molto più profondi e personali, tanto che “Wild Violent Violet”, techno trash metal davvero irresistibile nella sua alternanza fra parti tirate e ripartenze al fulmicotone, scandito dalle vocals indemoniate di un Rich Pittavino mai così determinante, ci trasportano in un altro quando, mentre se “This third side of coin”, gioca ancora su ritmi sfrenati e cadenze volutamente più hardcore, “Stars without a sky”, alla quale tocca chiudere alla grande il demo, risulta sicuramente l’episodio più riconducibile ad un versante nettamente influenzato dalla bay area e da formazioni storiche come Exodus, Forbidden e Testament fra gli altri.
Purtroppo i tempi, così come i gusti musicali dei nostri, stavano per cambiare radicalmente e, ad ulteriore conferma di quanto detto, arriva una controversa “Defended by Silence”, inedito comparso sulla compilation “Nightpieces II” della Dracma, che mostra il volto più alternativo dei Crystal Lake propensi su coordinate più consone ad un certo crossover statunitense che, ahimè, segnano mestamente la fine delle promesse discografiche dei nostri che, nonostante un timido interessamento dei vertici della Dracma records, preferiscono abbandonare le scene muicali…
Ritroveremo il vocalist Rich Pittavino anni più tardi dietro il microfono di una non meglio celata formazione nu metal sempre del cuneese, mentre gli altri musicisti faranno perdere le tracce impelagati in cover band di secondo piano che, ahimè non porteranno mai a niente, ci rimangono comunque due lavori degni di menzione, molto più classico il primo, tendenzialmente più maturo il secondo, entrambi comunque pregni di splendide partiture musicali che avrebbero sicuramente meritato una maggior fortuna.
Nell'impossibilità di trovare maggiori notizie a riguardo, questo e quanto ricordo....
DemografiaThe Whispering Fear Demo - 1990
The Invisible Parade - 1992
Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.orgUn ringrazimento speciale all'amico Sergio Nardelli di Metallo Italiano