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Lunati Asylum - Lunatic Asylum




Dedizione e professionalità, ecco quali sono le caratteristiche fondamentali sul quale sembra muoversi il nuovo lavoro targato Lunatic Asylum, un ensamble che, nonostante un periodo di pausa forzata durato ben cinque lunghissimi anni, torna nuovamente alla ribalta, cercando nel contempo di recuperare il tempo perduto, nonché l’affatto dei propri sostenitori, grazie ad uno splendido dischetto che li potrebbe benissimo proiettare, di diritto, fra l’establishment della scena heavy metal di casa nostra.
E lungo l’arco della durata del loro secondo demo omonimo, sempre se di demo si può ancora parlare, i Lunatic Asylum dimostrano in più occasioni d’avere le carte in regola per poter compiere il definitivo salto di qualità da più parti auspicato, quello che, in parole povere, li potrebbe condurre alla soglia del tanto agognato album di debutto, anche perché le indubbie qualità intrinseche di un song writing composito ed articolato come quello della band meneghina in questione, sono oramai divenute sempre più merce rara in ambito prettamente underground.
Un lavoro, il loro, caratterizzato come sempre da una passione e da una cura quasi maniacale per i particolari, con una formazione che pone in evidenza un gran gusto per gli arrangiamenti e per le parti complesse, che li porta più volte alle soglie di una sorta di coacervo artistico elegante, ma dal forte retrogusto metallico, che si pone a cavallo fra le dissonanze tipiche di un heavy metal solido e dinamico dalle strutture elaborate e, naturalmente progressive, ma dagli accenti marcatamente melodici, che, a mio personale modo di vedere le cose, richiamano alla memoria proprio i maestri americani Queensryche, soprattutto quelli del periodo mediano, nonché i grandiosi Fates Warning dell’era post Arch, influenze queste, filtrate naturalmente da un alone velatamente malinconico, giocato in un’ottica prettamente oscura, che riesce a donare al suono finale quelle caratteristiche di personalità, e perché no, anche di originalità, che aiutano a rendere molto particolare la proposta artistica del combo in questione.
Ed in questa sorta di miscellanea musicale per fortuna, anche a livello puramente lirico la formazione nostrana mette in mostra una buona dose di peculiarità, una sorta di viaggio introspettivo all’interno della psiche umana in cui i testi introspettivi e psicologici che ruotano attorno al lavoro intero, si fondono alla perfezione con la musica ispirata ed evocativa come non mai.
Ed è proprio seguendo questa sorta di connubio sensitivo che i cinque riescono a mettere a fuoco una serie di brani dal grande piglio melodico e dall’immenso valore artistico come ad esempio l’auto celebrativa “Lunatic Asylum”, o ancor di più della più articolata “Red Dragon”, brani in cui le atmosfere prettamente metalliche di partenza, si stemperano e si fanno più ariose, lasciando spazio ad una vena progressiva che si fa ben più ponderante e che, grazie proprio all’apporto fondamentale delle tastiere suonate con gusto dal chitarrista della band, nonché autentico deus ex machina, Andrea Rendina, riescono ad amalgamare le diverse sfaccettature presenti nell’animo artistico della band lombarda, e a renderla più compatta, compatta proprio come nel caso dell’iniziale “Breathless”, brano al quale, naturalmente, tocca aprire le danze, giocata su un guitar working sempre preciso e tagliente, sorretto da un dinamismo ritmico a volte davvero esagerato, sul quale si stagliano le vocals di un Mario Scalia davvero in stato di grazia divina.
Corredato da una produzione speculare atta naturalmente ad innanlzare il valore intrinseco delle composizioni stesse, nonchè da una veste grafica altamente professionale, "Lunatic Asylum" è uno di quei prodotti musicali, mi si permetta il termine, destinati a lasciare il segno, nonchè a fare la differenza, e su questo ci posso scommettere, come potrei naturalmente scommettere sul futuro luminoso di questa formazione dalle enormi potenzialità artistico/comunicative, alla quale solamente l'indifferenza di un mercato oramai sovrassaturo come quello degli ultimi anni, potrebbe in parte tarpare le ali.
Fondamentali!!!
Voto: 5/5



Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.org


Genere: Heavy/Progressive Metal
Anno di pubblicazione: 2008
Etichetta: Self Produced

Line up:
Mario Scalia – vocals
Andrea Rendina – guitar, keys
Cristian Brugnara - guitar
Gianluca Tissino – bass
Cristian Marino – drums

Contatti: Official Site










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