
Veramente audace il sentiero sonoro intrapreso dagli Artemisia, quartetto con base operativa in quel di Gorizia, che nel giro di qualche anno è riuscito a smussare le piccole imperfezioni presenti nell’album d’esordio, tanto da rendere la propria proposta musicale molto particolare e coinvolgente, un melange sonoro che, partendo da coordinate vicine ad una certa concezione hard/progressive di fondo, si apre verso soluzioni armoniche legate ad ambientazioni vicine ad una certa corrente elitaria, che ci mostrano una formazione abile a livello compositivo che, nelle dodici tracce del nuovo “Gocce d’assenzio”, cerca con caparbietà di abbattere i confini esistenti fra diversi generi musicali.
Sfoggio di grande tecnica strumentale, ma non solo, anche perché i nostri dimostrano in più occasioni di essere in possesso di una qualità di scrittura spiccatamente matura, capace di abbinare alle trame intricate, sempre presenti nelle loro composizioni, alcuni passaggi melodici davvero suggestivi che, oltre a spezzare i ritmi serrati, mettono in luce quella che è la vera natura degli Artemisia, che si contraddistingue per equilibrio armonico e capacità espressiva.
Elementi distintivi questi che riescono a fornire un quadro ben più dettagliato di quelle che sono le qualità intrinseche in seno al quartetto che, oltre a poter contare sul contributo di una sezione ritmica solida e quadrata formata dalla coppia Matteo Macuz/Fabio Corsi, rispettivamente batteria e basso, si fregia dell’apporto creativo di un autentico riff maker come il buon Vito Flebus, mentre la vera parte da leone, se la ritaglia, giustamente, la vocalist Anna Ballarin, che, anche in questa nuova occasione, si dimostra veramente in grado di fare la differenza.
Undici brani stupendi, undici piccole gemme dalle quali è impossibile prescindere, e fra le quali è davvero difficile scegliere la migliore, anche se, secondo un mio personale punto di vista, la palma d’onore se la meritano sicuramente la suadente “Inutile essenza” che presenta molti degli stilemi tipici del sound dei nostri, “Donna prescelta”, brano dalla struttura ineccepibile e dalle armonie fluidi, l’onirica “Il Sentiero” ricca di modulazioni atmosferiche che hanno ben scolpito nel proprio DNA il gene del progressive rock seventies style per antonomasia, proprio come “La vetrina” che sembra quasi un omaggio ai Garybaldi di “Nuda”.
Un disco che cresce dentro fino ad esplodere in tutta la sua sontuosità, da ascoltare e riascoltare liberi da qualsiasi preconcetto di sorta, ecco cos’è in definitiva “Gocce di assenzio”, un’ulteriore step discografico che conferma l’avvenuta maturazione artistica di una formazione che è riuscita a portare avanti un’evoluzione compositiva davvero ragguardevole nel giro di pochi anni, e che con questo disco tocca vertici qualitativi insuperabili.
“Gocce di assenzio”, inebriante!!!

Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.orgGenere:Hard/Progressive rock
Anno di pubblicazione: 2010
Etichetta: Videoradio
Line up:
Anna Ballarin: voce
Vito Flebus: chitarra
Fabio Corsi: basso
Matteo Macuz: batteria
Contatti:
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