
Sedotti ed abbandonati dopo l’album di debutto, tornano a farsi sentire anche i bresciani Dreamhunter, formazione che, del catalogo della loro precedente etichetta discografica, rappresentavano una delle poche eccezioni, sicuramente quelli dotati di maggiore carattere e personalità artistica, la stessa che oggi si permea all’interno delle tre nuove song che vanno a comporre la track list del nuovo mini di cui ci andremmo ad occupare in questa nuova esamina riassuntiva.
Lontani dal clamore suscitato dal marasma di molti loro colleghi forse più fortunati, i cinque bresciani, si sono sempre dimostrati una formazione artisticamente matura, una di quelle che riescono ad anteporre la propria musica alle parole spese al vento, espediente questo che, se da una parte li ha portati sempre più a legare un filo diretto con gli amanti di certe sonorità ricercate, dall’altra li ha condotti in una posizione marginale, quasi da sparring partner.
Eppure, come dimostrato pienamente anche in questa nuova occasione, i nostri avrebbero tutte le qualità peculiari per poter ambire a traguardi artistici di un certo rilievo, eppure…beh, eppure gli vengono pur sempre preferite formazioni che fanno della banalità compositiva e del pressapochismo sonoro, i loro cardini imprescindibili.
Sempre e comunque orientati su sonorità classiche, proprio come in un recente passato, i Dremhunter del nuovo corso riescono ad arricchire il proprio bagaglio musicale, grazie soprattutto a quei fraseggi e a quelle aperture melodiche di natura tipicamente progressiva che, senz’ombra di dubbio, impreziosiscono ancor di più il tracciato sonoro istintivo della band in questione, arrivando ad edificare quelle infrastrutture sonore degne dei migliori interpreti del genere, quelle stesse che hanno condotto al successo formazioni come Queensryche, Fates Warning nonché gli ultimi Adramelch, dei quali i nostri si dimostrano i migliori eredi.
Splendide a tal uopo le armonizzazioni melodiche offerte dall’onirica “The first time i met her”, brano coraggioso, che mette in risalto alcune peculiarità sicuramente non di secondo piano, in un crescendo pregno di emozioni, sottolineato dalla prova dietro il microfono dell’ottimo Michele Gusmeri, mentre se “Superstition” prima, eredita i caratteri somatici di un certo progressive metal d’autore, “Honest world” con i suoi canoni classici e le atmosfere adombrate da ritmiche e dissonanze ricche di fraseggi tecnici, ne amplia in modo definitivo gli orizzonti sonori.
Naturalmente non conosciamo i motivi, ma è sicuramente un vero peccato che non si sia continuato a puntare sulle qualità attitudinali di una formazione di questa levatura, per carità, i gusti son sempre gusti, ma sulla classe non si discute, e chi ha voluto capire, ha capito….

Beppe "HM" Diana
beppediana@hardnheavy.orgGenere: Heavy Metal
Anno di pubblicazione: 2010
Etichetta: Self Produced
Line up: Michele Gusmeri - vocals
Emanuele Bresciani - guitar
Andrea Gusmeri - guitar
Andrea Verginella - bass
Marco Bottazzi - drums
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